Qui il “pericolo” è davvero altissimo.
Con un gruppo come gli
Elektradrive, ricostituitosi in formazione originale per celebrare con un doppio
live album (il primo esempio per una
band italiana, come indicato fieramente nel materiale promozionale …) i quarant’anni di attività, diventa molto difficile per il sottoscritto non scadere negli stati emotivi tipici del
rockofilo “attempato” che ha vissuto in prima persona con il gruppo un po’ tutta la sua splendida e, in parte, travagliata, carriera professionale.
Nostalgia (per il tempo passato) e frustrazione (per un favore di livello e tuttavia inferiore all’enorme valore della produzione artistica) sono processi psicologici che rischiano d’influenzare un giudizio obiettivo e se aggiungiamo pure l’affetto e un certo orgoglio “campanilistico”, determinato dalle comuni origini sabaude,
beh, la questione si “aggrava” ulteriormente.
Appare quindi abbastanza difficile convincere il lettore, soprattutto se non particolarmente avvezzo alla materia, che in “
40th Anniversary Live!” non troverà nemmeno un secondo di suoni idealizzati dalla memoria, e che semmai potrà verificare in maniera inoppugnabile come l’arte, quella “vera”, spesso non sia strettamente vincolata al periodo storico che l’ha vista nascere e svilupparsi.
Una manifestazione artistica è veramente tale quando esprime un’idea, un’emozione, un concetto chiaro e distinto, e quando questi attributi si mantengono intatti nel corso del tempo, non c’è dubbio che siamo di fronte a un “qualcosa” di molto raro e speciale.
E poi, per quanto riguarda la musica, in particolare quando riprodotta “dal vivo”, sul proscenio si affaccia un’altra importante complicazione: i suoi artefici saranno in grado di trasferire su di un palco tutte le sue virtù compositive, per di più, come accade nel caso specifico, a distanza di “qualche” tempo dalla sua concezione?
Ebbene, anche qui non ci sono esitazioni … gli
Elektradrive non hanno perso una stilla della loro proverbiale carica espressiva (testata in numerose occasioni dallo scrivente) e conferiscono al loro immarcescibile repertorio una altrettanto vitale esposizione tecnico / interpretativa.
E così arriviamo proprio al repertorio, capace di passare dai riverberi di
metal “fantascientifico” di “
...Over the space”, all’
AOR illuminato di “
Due” e “
Big city” ed approdare alle sfumature
hard-rock bluesy di “
Living 4” … in ogni singolo passo discografico (qui splendidamente rappresentato … compreso la chicca “
Brainstorm”, lato B del primo sette pollici della
band) della sua Storia la formazione piemontese ha saputo rispettare le prerogative fondamentali che sottendono la succitata qualifica di “espressione artistica”, dimostrando una “maturità” e una creatività davvero straordinarie e non solo per gli
standard del
Belpaese.
Ogni brano, e ribadisco tutti, meriterebbero una trattazione singola, anche per la
verve, l’accuratezza e l’intensità con cui vengono riproposti, ma forse il profluvio di elogi sarebbe ancora meno “utile” della lunga dissertazione che mi sono concesso fino qui.
Mi accorgo, infatti, che pur con le migliori intenzioni, “qualche” vago bagliore di “struggimento da senescenza” è probabilmente trapelato, e allora in conclusione mi rivolgo nuovamente e con inusitato impeto anzitutto a chi non è (ancora) un
fan degli
Elektradrive … procuratevi (come sono convinto hanno già fatto tutti i loro estimatori) quanto prima “
40th Anniversary Live!” e sono certo lo diventerete anche voi, augurandovi, subito dopo, che agli
AOR Godz italiani venga la voglia (non si sa mai …) di dare un seguito a questa sensazionale e attualissima celebrazione.