Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:48 min.
Etichetta:Iconoclasm Conquest
Distribuzione:Iconoclasm Conquest

Tracklist

  1. KRYPTA DES SINNES
  2. SCHLüSSEL ZUM SANKTUM
  3. SANGUIS
  4. IM NEBEL
  5. TRUGBILD DES SELBST
  6. WIE DIE GISCHT
  7. SCHMERZ TRUG ICH AUS
  8. ÖDNIS

Line up

  • Ignis Nefandus: everything

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Tabernakel, progetto devoto alla nera fiamma del musicista tedesco Ignis Nefandus, si ripresenta a fine luglio 2026, nuovamente coadiuvato dal patrocinio della label Iconoclasm Conquest, con il suo ultimo e secondo full-length: "Scheintaufe".

"Scheintaufe" giunge soltanto a un anno di distanza dal debutto "Antoniusfeuer" (2025) di cui vi avevo ben parlato lo scorso anno, proseguendo sul medesimo solco ma imboccando una via leggermente meno raw (prendete con la dovuta cautela questa mia affermazione, poiché la produzione è pur sempre piuttosto lo-fi) e in cui le composizioni assumono una forma più complessa e plurisfaccettata. La matrice stilistica pur restando fedele all'esordio presenta un songwriting maggiormente articolato lasciando emergere una sfumatura epica e a tratti onirica, talvolta quasi mitologica, su cui in vari frangenti si possono udire retaggi Thrash/Death piuttosto marcati. Non sono assenti, ovviamente, come vuole la fedeltà alla tradizione, momenti atmosferici e situazioni Dark ambient/Dungeon Synth.
I nomi di riferimento per inquadrare l'opera si possono rinvenire sia guardando nella direzione della scuola scandinava, prevalentemente quella norvegese dei Darkthrone e del Conte, che della finlandese di Horna e Satanic Warmaster, così come di quella teutonica, sull'onda lunga di ensemble tipici quali Moonblood, Tha-Norr, Bilskirnir, Dunkelgrafen o i più recenti Sakrista.

Per quanto mi riguarda, in ambito di Raw black metal puro, Tabernakel è collocabile tra quelle realtà di élite capaci di emozionare e risultare originali pur senza smuovere di un millimetro gli assetti del genere.

Il ghiaccio crepita sotto le piante dei piedi, nel cammino notturno dove si palesano presenze spettrali e la natura, avvolta dalla bruma, viene squarciata soltanto dal dolore… Il dolore dell'oblio, soglia liminale, forse, per la schiusura di uno spazio sacro, o almeno così a chi vi scrive piace interpretare la sensazione ritualistica e il novero di sentimenti mistici pulsanti avvertibili durante l'ascolto di "Scheintaufe".

Recensione a cura di James Curzi

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