"
...And Now We Die": mi pare eccessivamente definitiva come affermazione, diciamo che per i
Vanishment è piuttosto il momento di "
E adesso facciamo il secondo...". Infatti, la formazione statunitense (di Seattle) dà seguito all'esordio "No More Torture", autoprodotto ed uscito nel 2023, riprendendone il percorso musicale senza uscire dal seminato, cosa all'apparenza non così semplice visto che tutti e cinque i componenti della band hanno in piedi e spesso in comune diverse altre realtà.
Il loro resta quindi di base un Thrash Metal ottantiano e aggressivo, soprattutto a livello vocale, grazie alla verve di
Rob Ropkins (Stricken e Pinned Red) e allo sprone della sezione ritmica, composta da
Nate Baker (al basso, anche negli Hell Promise e Pinned Red) e dal batterista
Chris Wozniak (I Klatus, Lair of the Minotaur, Stricken e Pinned Red), mentre la coppia di chitarristi
Brian Johnson (Hell Promise e Pinned Red) e
Jeremy McAllister (Heiress) svela spesso e volentieri soluzioni più vicine all'Heavy Metal classico. Un approccio che i nostri mettono in opera già nella doppietta iniziale: "
Scarred in Fate" e "
Darkened Innocence", con un risultato che - prendetelo comunque con le molle - mi ha fatto immaginare di trovarmi di fronte ad un ibrido di Metal Church ed Anthrax. I ritmi si fanno più cadenzati e drammatici con
"How I Bleed" dove nella voce di
Ropkins mi pare di cogliere degli echi di un Blackie Lawless alquanto incazzato, e si torna a correre con "
Steel Demise" (tra Flotsam & Jetsam e The Accused), mentre "
Die In My Shelter" e (la slayerosa) "
Engraved Under Skin" sono prodighe di una violenza più controllata ma dai modi comunque inquietanti. Non che "
Unleash the Storm" sia una passeggiata di salute, nel suo riuscito attacco frontale e in grado di non perdere colpi anche nel prosieguo dove si fa poi più articolata (e alla Testament... azzarderei), e se con l'aggressiva "
Conviction" si torna dalle parti degli Slayer, ecco che prima i
Vanishment provano a spiazzarci buttando sul piatto "
Ellipsis", un breve strumentale acustico, uno di quelli che negli anni '80 facevano spesso capolino dai dischi di Thrash Metal, per poi chiudere le danze con l'ottima "
Ashes and Bone" accompagnata da una grande prova corale (ma la medaglia al merito spetta sicuramente ai due chitarristi) all'insegna del miglior Speed Metal d'annata.
Che aggiungere se non che "
...And Now We Die" è un album che potrebbe/dovrebbe dare soddisfazioni a chi bazzica sia il Thrash a stelle e strisce sia lo US Power, visto che i
Vanishment, al di là delle svariate citazioni in cui sono incappato, sono autori di una proposta non solo dal notevole impatto ma anche discretamente personale.
Che io ho apprezzato e non poco.
Metal.it
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