Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2026
Durata:29 min.
Etichetta:No Remorse Records
Distribuzione:Plastic Head

Tracklist

  1. RIDING OUT
  2. WHERE ART THOU
  3. PROTECTOR OF THE SKIES
  4. DRINK ON
  5. BURN BUNDY BURN
  6. DUNES
  7. TAARAKIAN BLOOD
  8. SHADOWS IN THE TOWER

Line up

  • Jean-Pierre Abboud: vocals
  • Stew Everitt: bass
  • John Crawford: drums
  • Josh Collins: guitars
  • Morgan Walsh: guitars
  • Asher Darling: keyboards

Voto medio utenti

Quando i Traveler, oramai più di un anno e mezzo fa, annunciarono lo scioglimento, una piccola parte del mio cuore ed amore per la NWOTHM si sciolse in poco tempo. Mi sembrava difficile, se non impossibile, realizzare che una delle migliore band di quel filone, assieme a Riot City e tanti altri, chiudese i battenti dopo solo tre dischi, in un continuo crescendo qualitativo tra l'altro. Dall'altra parte però, è proprio vero che le cose più inaspettate arivano all'improvviso, senza neanche rendertene conto, senza stare ad aspettare una news, un qualcosa in maniera insistente. Ed ecco arrivare la notizia del debut album dei The Scepter, band formata nel 2018, e dove figura Jean-Pierre Abboud dietro il microfono, per l'appunto cantante dei defunti Traveler. Poco fumo, e tanto arrosto, ecco quello che vi dovete aspettare da 'Shadows In The Tower', dalla lunghezza di neanche mezz'ora con nessuna introduzione, nessun orpello, ma tanto metal tradizionale, debitore della NWOBHM, di giri di basso alla Iron Maiden della prima era, dell'energia dei Raven, degli Helloween di 'Walls Of Jericho', e di tanto altro.

Basta guardare la tracklist per capire che qui la prolissità non è accettata, il pezzo più lungo arrivare a quattro minuti e mezzo, mentre il resto viaggia su riff pieni di energia come l'opener 'Riding Out'. Impossibile non rimanere estasiati dall'energia che sprizzano le chitarre in 'Drink On', di reminescenza Runningwildiana, mentre con 'Burn Bundy Burn', il buon Jean-Pierre tira fuori una delle sue migliori prestazioni vocali, coadivuato da chorus di rinforzo che portano il pezzo ad essere eleto come uno dei migliori da propore in sede live. E che dire di 'Dunes', con un tributo ai Blind Guardian nei primi secondi che richiamano 'Traveler In Time'? Si chiude con la Titletrack, un altro gioello suonata a gran velocità, dove la batteria arriva a pestare molto di più, con il solito grandde ritornello supportato da linee melodiche talvolta non sempre originalissime, ma che nel complesso riescono a dare all'ascoltatore un risultato estremamente soddisfacente. Un plauso va anche alla produzione, molto simile a quella di 'Prequel To Madness', molto retrò, ma non per questo soffocata nel mix, anzi, ne esce fuori un suono decisamente affascinante e adrenalico.

Mentirei se vi dicessi che questa mezz'oretta scarsa non è volata. 'Shadows In The Tower' si candida ad essere uno degli album di metal classico più interessanti di questo 2026, e la prova che il genere può ancora dire molto, se fatto con amore e vitalità. E di questi due elementi, gli Scepter ne sanno molto.

Recensione a cura di Francesco Metelli

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.