“
Ai Rockett Love, dopo averne gradito gli intenti espressivi e le valide capacità tecniche, si richiede ora di andare oltre una manciata di canzoni complessivamente (con qualche picco …) accattivanti, per non rischiare di finire nella caotica massa dei gruppi “bravini” … qualcosa mi dice che riusciranno nell’impresa e non rimane che attendere i loro passi futuri per appurare se tale fiducia è ben riposta.”
Autocitarsi non è mai una cosa particolarmente elegante o "professionale", e tuttavia stavolta ritengo utile indulgere in tale (di solito) biasimevole pratica, riportando le parole con cui concludevo la disamina del disco precedente degli svedesi, “
Galactic circus”, del 2023.
Il motivo è presto spiegato … “
Wired for sound” ha confermato in pieno i presentimenti allora esposti, attestando, per una volta, quanto le proprie speranze
rockofile non siano state disattese.
Eh già, perché in questo nuovo lavoro, i due
mastermind del gruppo
Daniel Samuelsson e
Stefan Westerlund (e i loro valenti sodali) hanno finalmente portato a termine la missione avviata nel 2015: appropriarsi della spigliatezza dell’
hard melodico degli
eighties, iniettando nelle fibre di quel
sound una dose vitale di “freschezza”.
Il processo è stato abbastanza “complicato” e ha dovuto avvalersi di tre tappe discografiche intermedie di buon valore, fino a raggiungere in questo “
Wired for sound” il giusto equilibrio tra espressività tecnica, cultura e vivacità nel
songwriting, riportando in auge le gesta di Def Leppard, Danger Danger, Ratt e Bon Jovi, ma senza eccessi nostalgici o “forzature” bombastiche.
Un approccio che accomuna i
Rockett Love a entità artistiche quali Eclipse, W.E.T., The Defiants e Degreed (tra l’altro l’ingegnere del suono dell’opera è
Mats Eriksson …) a cui i nostri si accostano per intensità, buongusto melodico e ispirazione, i tre elementi fondamentali che impreziosiscono la Winger-
esca “
If you want love”, con il suo ritornello contagioso, “
I feel alive”, una sorta di Van Halen
meets Art Nation, e la pulsante “
Stand up”, un
anthem d’immediata assimilazione.
“
Into oblivion” è un ottimo esempio di sonorità
adulte avvolte in un broccato
hard-blues, mentre con “
Living on the edge” e “
Take it or leave it” il clima sonoro si tinge di maggiore raffinatezza, di un tipo che non perde la capacità di aizzare le “arene”, come dimostrano in maniera edificante le seducenti “
Ready to fly” e “
Change”.
“
I (Make it real tonight)” è una riuscita celebrazione dell’arte
Leppard-iana (del resto
Westerlund e
Westman sono “soci” anche nei Grand Design e la “materia“ la conoscono bene …), e con l’infettivo tocco
sleazy di “
Get out of my face” si conclude un albo che, se vi ritenete dei
melodic-rock addicted, non faticherà a diventare un
must d’ascolto della vostra estate.
I
Rockett Love con “
Wired for sound” non rischiano più di venire associati a “vezzeggiativi” solo in parte gratificanti, e anzi per qualificare la loro prestazione artistica non si può che passare senza indugi alla categoria dei “superlativi” … da “bravini” a “bravissimi”, insomma, e davvero prossimi a insidiare l’
élite assoluta del settore.
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