HoneyBombs - There Is an Elephant in the Room

Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2025
Durata:69 min.
Etichetta:Underground Symphony

Tracklist

  1. LIVING AMONG THE LIES
  2. ASTENICH
  3. FEELS LIKE HEAVEN
  4. HIDDEN IN ME
  5. SPIT ON YOU
  6. BERSERK
  7. OCEAN IN A DROP
  8. AWARENESS BIRTH
  9. ASCENSION
  10. INSANE’S MIND
  11. FALLING WATER
  12. THANATOPHOBIA
  13. LOTHARIO FOPPISH
  14. PAVOR NOCTURNUS
  15. ANTINOMY

Line up

  • Andrew Skid: vocals, backing vocals, piano, keyboards
  • Alex Rotten: guitars, synth, screaming and backing vocals
  • Doctor Gain: guitar, backing vocals
  • Luke Vanilla: bass, backing vocals
  • Dany Cool: drums

Voto medio utenti

Quale mai sarà “l’elefante nella stanza” a cui si riferiscono gli HoneyBombs?
Si tratta forse del fatto che la loro nuova prova discografica, rispetto al debutto del 2017, dimostra un’evoluzione artistica talmente evidente da non poter proprio essere minimizzata?
Il significato sarà ovviamente meno “personale”, ma ciò non toglie che chi ricorda il gradevole "Wet girls and other funny tales” farà una certa fatica a riconoscere nei solchi di “There is an elephant in the room” l’attitudine scanzonata con cui il gruppo romano si affacciava alla scena rockofila.
Alcune variazioni di line-up e otto anni hanno profondamente modificato le modalità espressive di una band che ha abbandonato quasi del tutto le irriverenti atmosfere sleazy dell’esordio per immergersi precipuamente nelle sonorità trionfali e tortuose del power / prog metal, trattate con un gusto melodico che evita di far scadere il risultato sonoro nell’ennesima rilettura acritica dei monumenti del settore.
Un cambiamento di stile abbastanza “disorientante”, almeno per i fans della prima ora dei capitolini e che tuttavia certifica, come anticipato, una maturità difficile da contestare, anche da parte di chi aveva apprezzato la loro primigenia propensione “stradaiola”.
I quindici capitoli dell’opera (alimentati da una narrazione che descrive come il tentativo di soffocare le pulsioni interiori porti alla sofferenza e alla conseguente impetuosa ribellione, fino ad una “rinascita” dell’individuo) si dipanano lungo coordinate soniche piuttosto variegate, tra spigliatezze anthemiche (“Living among the lies”), efficaci digressioni metalliche di carattere “classico” (“Astenich”, “Feels like heaven”, “Pavor nocturnus”, la fascinosa “Falling water”) e adescanti foschie melodrammatiche (“Hidden in me”, “Antinomy”).
Nella raccolta affiora anche qualcosa dell’antica sfrontatezza (“Spit on you”), oggi rimpiazzata da un approccio alla materia decisamente più enfatico e possente (“Berserk”, “Insane’s mind”), fino a sconfinare in teatrali territori symphonic / gothic (“Awareness birth”, eseguita con il contributo del soprano Olga Angelillo).
C’è anche spazio per tracce di folk etereo e crepuscolare (lo strumentale “Ocean in a drop”), per funambolismi di prog-metal “attualizzato” (“Ascension”, “Thanatophobia”) e addirittura per vere e proprie aggressioni thrash ("Lothario foppish”), forse le uniche ad apparire un po’ “forzate” nell’economia complessiva di un disco a cui tuttavia gioverebbe appena un pizzico di maggiore concisione.
In sintesi, a fronte dell’ascolto reiterato di “There is an elephant in the room”, possiamo affermare di aver “perso” degli sleaze-rockers di buon livello, “guadagnando” però un gruppo di musicisti eclettici e sagaci, che sembra aver trovato nelle varie diramazioni dell’heavy metal la sua ispirata dimensione artistica … a voi decidere se alla fine siamo di fronte ad un bilancio in positivo, utile (come credo …) a rafforzare la “salute” della scena musicale di riferimento.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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