Tornano a “casa”, i
Lie Tears, e lo fanno a distanza di ventisei anni dall’ingresso, con il debutto “
A gate for another life ...”, nel
roster della prestigiosa
Underground Symphony.
In realtà, lontano dalle competenti spire della
label piemontese i nostri avevano realizzato un solo
album ("
No really or false?", del 2009, su VideoRadio), a testimonianza che, purtroppo, spesso talento e creatività non sono sufficienti per dare continuità discografica alla propria filosofia musicale.
Una concezione che nel tempo non ha perso una stilla del suo valore e che, anzi, è “naturalmente” maturata, consegnando “
Prophetic promises” a tutti gli estimatori delle melodie maestose, romantiche e raffinate al confine tra
prog e
hard-rock, proficuamente frequentate da “gente” come Everon, Enchant e Arena.
Suoni evocativi ed eruditi, insomma, che però grazie a dosi imponenti di
pathos non appaiono mai eccessivamente altezzosi e conquistano l’astante appassionato fin dal drappeggio iniziale denominato “
Prophetic intro”, un fugace ma eloquente “accesso” all’universo fascinoso dell’opera, esibito in tutta le sue emozionanti sfaccettature nella successiva “
Promises”, una delizia di trionfale e rarefatta seduzione sonora.
I sontuosi dialoghi chitarra / tastiere / piano / voce, così ben rappresentati nel contagio melodico di “
Between dark and light” sono il vero punto di forza di una
band che in “
Letters from the death row” accentua la componente istrionica della sua ricca personalità artistica e impregna "
Family album” di struggente tensione emotiva.
E sempre a proposito di ricchezza espressiva, ecco che “
The glow of the moment” arriva a lambire, con il consueto sofisticato equilibrio, sfarzose ambientazioni
pomp / prog-metal, mentre “
For love or for pain” sfoggia con efficacia suggestioni di lirismo sinfonico e “
The last veil” condensa in unico favoloso assemblaggio di note le diverse “anime” del gruppo, incorporando nel contesto stilistico anche echi della
new-wave più tastieristica e magniloquente.
Il crescendo sofisticato e melodrammatico di “
Primary instinct of survival” suggella quarantotto minuti di musica di notevole pregio, per di più supportata da testi mai banali, aspetti che rendono “
Prophetic promises” un grande “ritorno”, in grado di garantire ai
Lie Tears un ruolo di prestigio nel
rockrama contemporaneo, di un tipo che, se c’è una “giustizia”, non potrà che consentire ai bolognesi di proseguire, stavolta senza interruzioni, la propria brillante parabola artistica.
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