Il mondo sta bruciando, esposto alle fiamme della distruzione da forze del male instancabili ed inflessibili.
E' "
La stagione inesorabile".
I maestri del black britannico, i
Winterfylleth di
Chris Naughton, bagnano il debutto con
Napalm Records dando seguito all'immenso "
The Imperious Horizon" con il nono full intitolato appunto "
The Unyielding Season".
Se nell'album del 2024 il male era una forza minacciosa e malefica in agguato in lontananza, nell'ultimo nato si prende atto di come tale minaccia diventi realtà: in netto contrasto con il freddo calcolo del suo predecessore oggi viene fatta una riflessione ed una ribellione contro i tumulti che lacerano gli individui. È un grido contro il peso insostenibile della paura e della pressione che vengono riversate sul mondo dagli araldi dell'iniquità.
Parliamoci chiaro: NESSUNO come i ragazzi di Manchester riesce - attraverso melodie ed atmosfere violente che solo il black metal sa regalare - ad essere epico, indomito, battagliero, fiero ed ispiratore; e nelle 10 tracce di "
The Unyielding Season" tutto questo è sublimato.
“
Heroes Of A Hundred Fields” è il primo inno di rivolta del loro manifesto, che descrive anime coraggiose che uniscono le forze contro un oppressore comune per lottare per la propria libertà; in “
Echoes In The After” la band propone un’epopea di grande impatto adattando una poesia tratta dal romanzo di Sir Philip Sidney della fine del XVI secolo “The Countess Of Pembroke’s Arcadia".
La traccia è stata scritta in risposta all’abbattimento del famoso albero di “Robin Hood” a Sycamore Gap, sul Vallo di Adriano, nel nord-est del Regno Unito e invita ad “accendere i fuochi di segnalazione della ribellione", contro la marea del male che monta.
“
A Hollow Existence” trabocca di black metal aggressivo ed atmosferico così come “
Perdition’s Flame” arrivando poi alla title track dell’album: il trademark inconfondibile dei
Winterfylleth; una possente osservazione della situazione attuale del nostro mondo ed una voce per coloro che sono stati messi a tacere dalla sua ostilità.
Ma è dopo la strumentale "
Unspoken Elegy" (in cui spicca il violoncello di
Arthur Thompson) che arriva il cuore del disco, il brano che da solo potrebbe giustificarne l'acquisto: quella perla che risponde al nome di "
In Ashen Wake".
Un tumulto di emozioni, un fiume in piena di sensazioni veicolate da stratificazioni di synth, straordinarie tessiture di chitarra, passaggi melodici incredibili: una black metal saga in 9 minuti.
Interessante infine la scelta di chiudere l'album con l'interpretazione di "
Enchantment", l'opener del capolavoro "
Draconian Times" dei connazionali
Paradise Lost.
"
The Unyielding Season" non rivela nulla di nuovo sui
Winterfylleth, non vuole farlo; è una chiamata a schierarsi, un monito sui rischi del girarsi dall'altra parte, un potentissimo grido di allarme affinchè non si compia il celebre aforisma di
Edmund Burke: “
L'unica cosa necessaria affinché il male trionfi è che gli uomini buoni non facciano nulla".
Eccezionali anche quando non fanno nulla di straordinario (per loro).
Winterfylleth - "
In Ashen Wake"
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