Dopo un paio di demo e due lavori sulla lunga distanza, i francesi
Sins of Shadows si presentano con il nuovo album, "
The Last Frontier", che presenta subito una novità: la presenza dietro al microfono di
Tasos Lazaris (frontman degli ellenici Fortress Under Siege), anche se solo come special guest, alla pari di coloro che lo avevano preceduto: Eric Castiglia (sull'album "Imperium" del 2023), Craig Cairns dei Tailgunner per il singolo "Awake" (sempre del 2023) e Henning Basse (ex Metalium e ora nei Firewind e Withering Scorn) sul brano "Forever Free" uscito l'anno successivo, mentre la cantante Elena Penalver era stata al fianco di Nicolas Jacon dagli esordi sino a "The Master's Way" (2020).
Non conoscevo (ancora) i precedenti lavori, quindi le prime, arrembanti, battute di "
The Void" mi hanno tratto in inganno, con quel loro incedere alla Running Wild, un fugace accostamento che viene poi spazzato via da una proposta che ben poco ha di teutonico, ma si rivela più variegata, un Power Metal moderno e cangiante con pulsazioni Progressive, che potrebbe collocare i
Sins of Shadows dalle parti di Masterplan, The Unity e Symphony X (che un brano dal titolo "Of Sins and Shadows" lo avevano anche piazzato in apertura dello stupendo "The Divine Wings Of Tragedy"), e spesso e volentieri rimandano, anche per l'approccio dickinsoniano di
Lazaris, agli Iron Maiden, palesemente tirati in ballo dalla vivace "
Rise Again". Al dispetto di un possibile richiamo (
Last... Final...) nel titolo, la titletrack non guarda invece alla Vergine di Ferro, al più ha qualcosa del Dickinson solista ed un tocco (soprattutto nel refrain) degli Iced Earth più melodici, mentre le seguenti "
Walls of Past" e "
Tell Me Why" godono di una spinta ritmica ben articolata, ad opera del bassista
Sebastien Normand e del batterista
Rodolphe Plachesi, che ben si accompagnano al guitarwork di
Jacon. Se del galoppare di "
Rise Again" abbiamo già parlato, dopo il breve intermezzo atmosferico "
Prologue" incrociamo quel riuscito mix di drammaticità e aggressività che caratterizza "
As Darkness Falls", dove torna a farsi sentire la lezione dei Maiden, destreggiata con cura e profitto grazie ad un'ottima prova collettiva, per un brano di categoria superiore nel corso del quale spiccano l'interpretazione di
Lazaris ed i fraseggi di
Jacon. Con il chitarrista che replica (anzi, forse si supera) nella seguente "
The End of the Road", episodio dal mood potente e nostalgico in cui mi pare ritrovare qualcosa degli Evergrey e dei Sentenced più malinconici. L'album si chiude infine con l'impetuoso fluire della strumentale "
One Last Journey", dove i tre musicisti francesi vanno a briglia sciolte.
Peccato per una copertina davvero poco invitante (non che in passato avessero fatto di meglio) e per una produzione che non spinge come avrebbe dovuto: avrebbero rappresentato un valore aggiunto per un già più che discreto "
The Last Frontier".
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