Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:73 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. LIGHTNING STRIKES AGAIN
  2. RIVER OF LOVE
  3. NO GOOD
  4. CAUGHT UP
  5. HELL CHILD
  6. LET THE MUSIC BE YOUR MASTER
  7. TIME AFTER TIME
  8. PARIS IS BURNING
  9. RAIN
  10. STREET FIGHTING MAN
  11. IT'S NOT LOVE
  12. WICKED SENSATION

Line up

  • George Lynch: guitars
  • Gabriel Colon: vocals
  • Jaron Gulino: bass
  • Jimmy D’Anda: drums

Voto medio utenti

Com’è noto, il concetto di “ultimo” nella musica e non solo (l’ultima abbuffata prima d’iniziare la dieta, l’ultima sigaretta …) è parecchio aleatorio e spesso viene clamorosamente “smentito” dai fatti.
È quello che verosimilmente succederà ai Lynch Mob, che dopo aver definito “Dancing with the devil” il loro canto del cigno in studio e aver comunicato che questo “The final ride” sarebbe stato il capitolo finale dal vivo della loro parabola artistica, già parlano di nuovo materiale in corso di preparazione.
Insomma, un “ripensamento” che non sorprende e che, al di là di ogni altra considerazione, penso farà piacere ai sostenitori della band, curiosi di valutare chi e come accompagnerà il mitico George Lynch nella nuova fase della sua “creatura”.
Arrivando ai contenuti di “The final ride”, diciamo subito che si tratta di un albo dal vivo parecchio “in your face” (come dicono quelli bravi …), in cui viene privilegiato il debutto “Wicked sensation”, per molti versi il pezzo più pregiato della discografia dei nostri.
In tale contesto, l’aspetto ancora una volta maggiormente “divisivo” è la voce di Gabriel Colon, chiamato a confrontarsi con i precedenti cantanti dei Lynch Mob (Oni Logan, soprattutto, e Robert Mason), nonché con sua “maestà” Don Dokken.
Ed è proprio dai tre brani tratti dal glorioso repertorio dei Dokken, che inizierei a commentare la sua prova: mettetela come volete, ma lo “screaming” sprezzante del pur talentuoso vocalist di Porto Rico in “Lightning strikes again”, “Paris is burning” e “It's not love” lascia abbastanza perplesso chi è strenuamente devoto al modo in cui il leggendario Don ha contribuito fattivamente a rendere i brani veri monumenti di raffinato class-metal.
Altrove, forse anche per un livello d’affezione leggermente inferiore, i paragoni diventano meno pressanti, rendendo giustizia a “River of love” (qui ancora più “perversa” …), alla Dokken-escaHell child”, all’avvolgente “Rain”, alla poderosa “Street fighting man” e alla stessa title-track di quell’acclamato debutto.
Lodando, come di consueto, il portentoso guitar-work di Lynch e sottolineando la solidità della tellurica sezione ritmica Gulino / D’Anda, rileviamo una buona versione dell’hard-blues strisciante "No good” (chissà se i die-hard fans di Mason saranno dello stesso parere …) e ci “sorprendiamo” per la presenza di "Let the music be your master” (dal controverso “Smoke and mirrors”), peraltro ben inserita nel clima generale dell’opera.
La “stradaiola” “Caught up” e la Van Halen-ianaTime after time”, prelevate dal penultimo “Babylon”, svincolano Colon da confronti “scomodi” e confermano le buone qualità del songbook più recente dei Lynch Mob, in grado di non “sfigurare” (troppo) neanche se accostato in maniera esplicita al passato del gruppo.
The final ride” è dunque una pregevole testimonianza dal vivo di ciò che sono “oggi” i Lynch Mob, nell’attesa di capire quello che saranno “domani”, sempre pilotati da uno dei chitarristi più carismatici e seminali dell’intera “scena”, a quanto sembra non ancora pronto alla dismissione definitiva del prestigioso marchio artistico.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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