Dopo averli scoperti tardivamente grazie al disco della
rentrée sulle scene (“
The innocent ones”, del 2006), sono tornato spesso ad ascoltare con piacere la proposta musicale dei
Blue Tears, privilegiando in particolare quell’esordio eponimo del 1990 che consentì ai nostri ragazzi del Tennessee di ottenere una certa fama e visibilità, prima che il ciclone di Seattle spegnesse l’interesse del
business musicale per i suoni spensierati dell’
hard rock ottantiano.
Un
sound che mescolando con una certa sagacia Def Leppard, Autograph e Bon Jovi (e
Bruce Springsteen), riesce ad essere ancora oggi molto intrattenente e coinvolgente, sicuramente degno dei tanti
revivalisti che affollano il mercato contemporaneo dell’
hard melodico.
Purtroppo la prematura dipartita di
Gregg Fulkerson,
leader dei
Blue Tears, avvenuta nel 2009, ha interrotto il percorso di “rilancio” della formazione statunitense, ma a ricordarci le sue virtù arriva oggi questo
album live patrocinato dalla sempre attenta
Pride & Joy Music.
Si tratta di un’esibizione del 2005, catturata durante la seconda edizione del
Firefest Festival, particolarmente appetibile per i
fans in quanto comprende, oltre ad alcuni dei numerosi
anthems dei
Blue Tears, anche due brani degli Attraction 65 (“
Rise above” e “
One step over the line”,
bonus-track giapponese del
full-length auto-intitolato del gruppo), il
side-project “attualizzato”, portato avanti da
Fulkerson e dal bassista
Michael Spears.
A beneficio di tutti gli interessati, aggiungiamo che abbiamo a che fare con una registrazione parecchio “verace”, priva dei (posticci)
maquillage da studio a cui spesso sono sottoposte queste incisioni, e che restituisce l’energia istintiva di una
band che, come anticipato, faceva degli inni “da arena” la sua principale “arma” di conquista sensoriale.
Non è difficile essere soggiogati, anche in questa loro versione abbastanza “frugale”, da brani come “
Take this heart”, “
Thunder in the night” e “
Rockin’ with the radio”, e anche "
Let it rain” dimostra che la
band non aveva perso il suo adescante “tocco” compositivo nemmeno nei tempi più recenti.
Segnalando la piccola delusione per l’assenza di "
Innocent kiss", uno dei “pezzi forti” del debutto, non posso far altro che consigliare “
Live in the UK”, oltre ai fedeli estimatori dei
Blue Tears, a chi ama le testimonianze sonore “autentiche” e “imperfette”, capaci di celebrare soggetti artistici di valore, ai quali è mancato il contributo di fortuna e tempismo.
Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?