Copertina 8,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:65 min.
Etichetta:Atlantic

Tracklist

  1. AT THE BOTTOM
  2. DANCE, KID, DANCE
  3. BURNING DOWN THE DISCO
  4. THREE SIX FIVE
  5. YOUNG AGAIN
  6. DIZZY
  7. IMPOSTER
  8. MACHINE GUN
  9. OUTLAW
  10. SAFE AND SOUND
  11. SEARCHLIGHT
  12. BEAR WITH ME
  13. DEEP END
  14. KILLING FIELDS
  15. BACK TO THE LIVING
  16. WIDE OPEN
  17. SO GLAD THAT YOU ASKED
  18. THE PILOT

Line up

  • Brent Smith: vocals
  • Eric Bass: bass
  • Zach Myers; guitars
  • Barry Kerch: drums

Voto medio utenti

Ottavo album di inediti per un gruppo che per quanto mi riguarda è tra i migliori usciti ad inizi 2.000, ma qui da noi ampiamente sottovalutato ... chissà poi perchè ...
Certo, il cambiamento nel loro sound ( nonchè nel look da veri metallari capelli lunghi e chiodo a moderni nerd ) rispetto ai primi 3 albums il cui top è "Sound Of Madness" uscito nel 2008. è stato abbastanza marcato- Gli Shinedown sono passati da un solido HM ad un più commerciale/pop Alternative Metal ma ciò non ha intaccato i punti di forza della band americana, vale a dire la grandissima voce di Smith e la capacità di scrivere canzoni che uniscono melodie e riff sferzanti.
Il nuovo album è estremamente vario, prodotto e mixato da Eric Bass ( come anche i 2 precedenti ) , alterna ballads acustiche ed elettriche tipo "The Pilot", "Back To The Living", "Searchlight" per citarne alcune a pezzi più sferzanti come "Safe And Sound" - che ci riporta ai tempi di "Sound Of Madness"- dal chorus da cantare sotto il palco, passando per brani soft-rock alla Def Leppard periodo Hysteria come l'ammaliante "Three, Six, Five" veramente irresistibile nelle linee melodiche e nel chorus. Molti pezzi hanno il pianoforte in primo piano, suonato dallo stesso Eric Bass vero polistrumentista del gruppo, come l'opener "At The Bottom" ma subito dopo il ritmo aumenta come nell'incalzante "Dance, Kid, Dance" o "Burning Down The Disco" tipiche canzoni alla Shinedown dominate dalla melodia ma rinvigorite da sferzate elettriche di chitarra il tutto poggiandosi su una orecchiabilità di fondo delle composizioni che non diventa mai stucchevole, al contrario ne è punto di forza. Come accennavo, è l'eterogeneità a dominare il disco che non solo non ha momenti di stanca ma è esaltante in molte parti ( la ballad "Young Again" o l'oscura "Deep End" )
18 pezzi per poco più di 1 ora d musica che scorre come un fiume senza mai stancare l'ascoltatore credo siano un risultato di tutto rispetto per una band da scoprire ( o riscoprire, ascoltando magari i primi fantastici albums )

Recensione a cura di Marco ’Metalfreak’ Pezza

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