Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:46 min.
Etichetta:Agonia Records
Distribuzione:Agonia Records

Tracklist

  1. ASHEN REMAINS
  2. BLOOD ATONEMENT
  3. WHEN THE DUST FINALLY SETTLES
  4. D = IX
  5. HUMAN DEFECTS
  6. DEAD FREQUENCY
  7. INCENSE OF THE LAST RITE
  8. FRAGMENTS OF THE SIGN
  9. BLACK DUST
  10. VOID THEORY
  11. STIGMATA

Line up

  • Syht: drums
  • Haemoth: vocals, guitars, bass (1999-present)

Voto medio utenti

I francesi Haemoth attivi dall'ormai lontano 1999, tornano a distanza di ben quindici anni dal loro ultimo lungo "In Nomine Odium" (2011) — lasso di tempo in cui era stato rilasciato soltanto un EP nel 2014 ("Condemned") — con il quarto full-length della carriera: "Black Dust", pubblicato nel 22 maggio 2026 tramite l'etichetta Agonia Records.

"Black Dust" non cambia le carte in tavola rispetto ai precedenti lavori e ripropone un sound estremamente compresso, abrasivo e velenoso, in cui la matrice black classica coesiste organicamente con un apparato tendente alla dissonanza e con qualche leggero sconfinamento sui sentieri dell'industrial. Le scuole di riferimento sono perlopiù quella francese e svedese, nella fattispecie può essere utile guardare ad Aosoth e Deathspell Omega (pur senza raggiungere le loro medesime complessità), Funeral Mist, classici come Dark Funeral, e Diabolicum per i sentori industriali, benché anche, a mio avviso, a realtà come i norvegesi Mysticum.
Senz'altro gli Haemoth non sono tra coloro che hanno dato vita a un genere, tuttavia, sicuramente — fatta eccezione per i più tradizionali Dark Funeral — insieme ai nomi appena citati, a cui tra i molti aggiungerei Blut Aus Nord (precursori) e Drastus, hanno contribuito a creare quel filone — prosperato dagli anni 2000 in poi — che si situa appunto al crocevia tra Black metal canonico e asperità "elettroniche" con intermezzi drone dissonant/dark ambient, attualmente pervenuto al suo apogeo grazie agli statunitensi Akhlys (poste le dovute distinzioni con il gruppo che stiamo esaminando).

Se, come ho già asserito, i blacksters d'oltralpe non si prodigano nell'innovare la loro proposta, si deve al contempo segnalare che dagli esordi a oggi l'hanno progressivamente raffinata rendendola sempre più professionale e stilisticamente completa.
La furia iconoclasta è ancora la padrona di casa, tuttavia, si inserisce in dinamiche più strutturate, potenti e capaci di penetrare nelle profondità dell'ascoltatore. Notevoli e coinvolgenti risultano perfino una serie di piccoli afflati ritualistici, passaggi musicali essenziali e sospensivi che conferiscono all'opera un pathos distopico in grado di provocare fratture…
Premesso che non ho i testi a mia disposizione, e dunque potrei cadere in errore, reputo che, purtroppo, sia arduo trovare un senso a queste undici tracce che si spinga al di là del nichilismo; e altresì, come già accennato, hanno però la facoltà di provocare fratture interne che, proprio per la loro nocività, potrebbero "costringere" a una reazione creativa capace di ricomporle su un piano più alto: questo starà alla sensibilità di ognuno e, soprattutto, all'orientamento individuale intrapreso. Così come, e spesso è la via più consigliabile, si può prendere questo LP semplicemente come un "soffio di polvere nera" che una volta spazzata via esorcizzerà ogni più recondito timore.

...Uncompromising Black Metal.

Recensione a cura di James Curzi

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