I francesi
Haemoth attivi dall'ormai lontano 1999, tornano a distanza di ben quindici anni dal loro ultimo lungo
"In Nomine Odium" (2011) — lasso di tempo in cui era stato rilasciato soltanto un EP nel 2014 (
"Condemned") — con il quarto full-length della carriera:
"Black Dust", pubblicato nel 22 maggio 2026 tramite l'etichetta
Agonia Records.
"Black Dust" non cambia le carte in tavola rispetto ai precedenti lavori e ripropone un sound estremamente compresso, abrasivo e velenoso, in cui la matrice black classica coesiste organicamente con un apparato tendente alla dissonanza e con qualche leggero sconfinamento sui sentieri dell'industrial. Le scuole di riferimento sono perlopiù quella francese e svedese, nella fattispecie può essere utile guardare ad
Aosoth e
Deathspell Omega (pur senza raggiungere le loro medesime complessità),
Funeral Mist, classici come
Dark Funeral, e
Diabolicum per i sentori industriali, benché anche, a mio avviso, a realtà come i norvegesi
Mysticum.
Senz'altro gli
Haemoth non sono tra coloro che hanno dato vita a un genere, tuttavia, sicuramente — fatta eccezione per i più tradizionali
Dark Funeral — insieme ai nomi appena citati, a cui tra i molti aggiungerei
Blut Aus Nord (precursori) e
Drastus, hanno contribuito a creare quel filone — prosperato dagli anni 2000 in poi — che si situa appunto al crocevia tra Black metal canonico e asperità "elettroniche" con intermezzi drone dissonant/dark ambient, attualmente pervenuto al suo apogeo grazie agli statunitensi
Akhlys (poste le dovute distinzioni con il gruppo che stiamo esaminando).
Se, come ho già asserito, i blacksters d'oltralpe non si prodigano nell'innovare la loro proposta, si deve al contempo segnalare che dagli esordi a oggi l'hanno progressivamente raffinata rendendola sempre più professionale e stilisticamente completa.
La furia iconoclasta è ancora la padrona di casa, tuttavia, si inserisce in dinamiche più strutturate, potenti e capaci di penetrare nelle profondità dell'ascoltatore. Notevoli e coinvolgenti risultano perfino una serie di piccoli afflati ritualistici, passaggi musicali essenziali e sospensivi che conferiscono all'opera un pathos distopico in grado di provocare fratture…
Premesso che non ho i testi a mia disposizione, e dunque potrei cadere in errore, reputo che, purtroppo, sia arduo trovare un senso a queste undici tracce che si spinga al di là del nichilismo; e altresì, come già accennato, hanno però la facoltà di provocare fratture interne che, proprio per la loro nocività, potrebbero "costringere" a una reazione creativa capace di ricomporle su un piano più alto: questo starà alla sensibilità di ognuno e, soprattutto, all'orientamento individuale intrapreso. Così come, e spesso è la via più consigliabile, si può prendere questo LP semplicemente come un
"soffio di polvere nera" che una volta spazzata via esorcizzerà ogni più recondito timore.
...Uncompromising Black Metal.
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