Byrne Dan - This Is Where the Show Begins

Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:40 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. SAVIOUR
  2. SHE’S THE DEVIL
  3. PRAISE HELL
  4. SOBER
  5. CHERRY & LEATHER
  6. DEATH OF ME
  7. TEMPLE
  8. PULLING ME UNDER
  9. HATE ME
  10. HOME

Line up

  • Dan Byrne: vocals

Voto medio utenti

Iniziamo col dire che Dan Byrne è la “sorpresa” più appassionante degli ultimi tempi, nell’ambito della capacità dell’essere umano di far vibrare in maniera armonica ed emozionante le proprie corde vocali.
Con un solo Ep (“Beginnings” del 2023, che gli ha consentito un’intensa attività live nel Regno Unito e una presenza importante nelle classifiche dell’emittente radiofonica Planet Rock …) nel curriculum, credo che la suddetta affermazione potrà essere condivisa da un numero abbastanza ampio di rockofili, almeno se si tratta di gente che considera Chris Cornell, Myles Kennedy e Glenn Hughes capisaldi della fonazione modulata.
Ciò detto, consapevole che tali presupposti garantiscono un considerevole vantaggio, non rimane che esporre la maniera in cui la sfavillante laringe del vocalist britannico si amalgama con le canzoni di “This is where the show begins”, ed anche qui non posso nascondere un pizzico di “stupore” per la qualità e la maturità di un songwriting sempre parecchio efficace, indirizzato a rendere l’opera in questione un coacervo di soddisfazioni sonore per gli estimatori di Shinedown, Alter Bridge, Inglorious e Black Stone Cherry.
Un eccellente esempio di “hard-rock moderno” insomma, compatto, corposo e incisivo, attento alle melodie e sufficientemente variegato da sondare in modo sempre calibrato le varie sfumature del genere.
L’irruzione vigorosa ed adescante di “Saviour” appare, dunque, una sorta di dichiarazione d’intenti … anche senza incarnare il ruolo (scomodo) del “salvatore” delle sorti del rock n’ roll, Dan Byrne si pone con decisione tra le entità artistiche capaci di assicurare sopravvivenza e diffusione alla “specie”, e con il groove denso e suadente di “She’s the devil” (una sorta di jam-session tra Soundgarden e Dan Reed Network) la sensazione si rafforza ulteriormente.
Il tuffo nel rock-blues di “Praise hell” (un po’ alla Lenny Kravitz) offre all’astante l’occasione di esplorare il lato più “spirituale” e soulful dell’ugola di Byrne, uno strumento abilissimo nel calarsi anche nelle accattivanti spire del radio-rock contemporaneo con “Sober”, per poi con analoga disinvoltura gestire scampoli di alternative-metal nella pulsante “Cherry & leather” e la vibrante solennità di “Death of me”, non lontanissima da certe ballate dei Faith No More.
In tanta opulenza non “stona” nemmeno l’approccio apertamente mainstream di “Temple”, anche se personalmente preferisco l’hard-rock roccioso e ammaliante di “Pulling me under” e “Hate me”, nonché l'intensità quasi mistica di “Home”, ulteriore testimonianza di una versatilità espressiva di certo non banale.
Qualora, ispirati anche da un titolo come “This is where the show begins”, ci si affidi alla saggezza popolare evocando un “chi ben comincia è a metà dell'opera”, sono molto curioso e ansioso di saggiare il modo in cui si svilupperà in futuro lo “spettacolo” artistico di Dan Byrne, uno straordinario “esordiente” che possiede tutti i mezzi per diventare un vero protagonista della scena di riferimento.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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