Dopo due album pubblicati con il monicker di Cancer, a seguito del cambio nel nome attuale, gli australiani
Woewarden raggiungono il traguardo della quarta uscita discografica con
"The Roots Of My Neglect", un lavoro, di matrice estrema, che, se ascoltato con attenzione, è un ventre materno pieno di sensazioni e direzioni piuttosto differenti.
L'atmosfera del disco resta sempre spoglia e disperata, ma il gruppo riesce a passare, con naturalezza, dalle derive depressive del Black Metal, a quelle più ortodosse di estrazione scandinava, condendo la sua proposta con importanti dosi di Death/Doom e di inclinazioni moderne, dal sapore "post", che, in un tormentato ammasso di note colpiscono l'ascoltatore con rabbia e desolazione non lasciando trasparire alcuno spiraglio di luce.
Eccellente, a parere di chi scrive, la poliedrica prova dietro al microfono di
John Pescod, un cantante che alterna urla sgraziate, growl profondo e meravigliosi accenti privi di speranza, segnando a fuoco, con profondissimo pathos, le composizioni di
Dan Jackson e soci, le quali risultano variopinte, attente nella costruzione melodica, martellanti e taglienti nei momenti più feroci, ed in grado di intessere un arazzo fatto di tormento e bruma mattutina, dai colori grigi e dal sapore aspro, per un risultato complessivo di pregio, da ascoltare rigorosamente di notte, soli e con la mente persa in terre lontane.
Ancora una volta, il "mistero" di come un paese solare come l'Australia possa dare vita a musica così lacerante come quella dei
Woewarden si realizza di nuovo, concedendo a noi ascoltatori il piacere dell'ascolto e la consapevolezza che fermarsi solo e soltanto ai grandi nomi, qualunque essi siano, resta sempre un grande errore.
E le lacrime, calde, iniziano a solcarci il volto...
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