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Mortem tornano con questo secondo album a sette anni dal debutto, dopo aver pubblicato anche una compilation che includeva il demo del 1989 e la riregistrazione dello stesso per i collezionisti più accaniti.
Qui si tratta del più puro black norvegese con un tappeto di tastiere a fare da cornice atmosferica, il tutto condito con testi in lingua madre come da tradizione e brani che mutano da assalti belluini a tempi intermedi e riffing maligni.
Nulla di nuovo sotto il sole direbbe qualcuno, ma va bene anche così, perché il quartetto è custode della tradizione, a volte si ha l’impressione di ascoltare i primi
Dimmu Borgir, quelli senza gli eccessi sinfonici che li contraddistingueranno ma più veraci.
Perciò se volete un album devoto alla fiamma nera imperitura, viva e solenne ecco questo secondo sigillo vi porterà una ventata di gelido freddo del Nord.
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