Mannaggia, che razza di band sfortunata gli
Evildead: ok che hanno debuttato verso la fine del periodo d'oro del Thrash Metal, però la loro proposta avrebbe meritato sicuramente consensi di ben altro tipo: intendiamoci, molti altri combo musicali meritavano ben altro successo, però a volte l'estremismo musicale davvero sopra le righe, il sound troppo selvaggio, produzioni al di sotto della media, dei cantati molto particolari, accenti che storpiavano le liriche, problemi discografici o delle posizioni geografiche molto infauste hanno tarpato le ali a delle band di livello ben al di sopra della media.
Schizo, Morbid Saint, Hirax, Exumer, Paradox, Vulcano o
Vio-lence ne sanno qualcosa.
Invece gli
Evildead (come pure i
Sacred Reich) avevano una produzione di buon livello, un sound aggressivo, ma molto ben composto con linee melodiche che smussavano il giusto quell'aggressività tipica del Thrash statunitense, dando una grande energia alle varie composizioni presentate dalla band. In più la coppia d'asce era una fucina di assoli e riffs da primi della classe.
Il secondo album del gruppo, il qui presente "
The Underworld" è uscito lo stesso anno dell'album nero dei
Metallica e vabbè, i
Four Horsemen sono diventati un brand, mentre gli Evildead (e molte altre band) di contro hanno raccolto le briciole.
Tra l'altro l'anno successivo la band pubblicò pure "
Live... From The Depths Of The Underworld", ma ciò non salvò la band dallo scioglimento successivo e dall'obblio, ma poi nei duemila arriveranno le reunion, ma questa è un'altra storia…
Con il secondo platter la band prosegue con quanto fatto in precedenza, ovvero uno Speed/Thrash Metal molto californiano che guarda tanto all'Heavy Metal quanto al Punk Hardcore.
Magari qui manca il brio dell'esordio e quei tanti piccoli colpi di genio che trasformano un ottimo album in un capolavoro, ma stiamo parlando di un album davvero molto solido ed ispirato, che vede nella cover degli
Scorpions l'unico vero scivolone del lavoro.
Non un lavoro imprescindibile come quel capolavoro che è l'esordio, ma "
The Underworld" risulta essere una perla da scoprire per i thrash maniacs più giovani che per ovvie ragioni anagrafiche non erano presenti in quegli anni.
Chissà se in un mercato discografico sempre più intasato gli
Evildead riusciranno a farsi scoprire da qualche giovinastro.
In cuor mio spero che anche questa ristampa riesce nel suo piccolo ad ampliare gli estimatori di questa band.
Con gli
Evildead (e pure altre band di seconda fascia come gli
Xentrix) la certezza è che la musica è la vera protagonista e non i vari inutili orpelli che spesso sono presenti in molte band: il sospetto è che certe cazzate servono a coprire la povertà musicale di questa o quella band, ma appunto a determinati artisti certe sciocchezzuole non servono perché per loro è la musica che parla.
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