L’ascolto di “
Live at Sweden Rock Festival” degli
Alien mi conduce, innanzi tutto, a tre considerazioni:
1) Il loro debutto omonimo è ancora oggi a, distanza di quasi quarant’anni dalla sua prima pubblicazione, un diamante puro di
AOR scandinavo, modello per tantissimi frequentatori del settore.
2) Il ritorno discografico del 2025 ”
When yesterday comes around” li ha riportati “sulla retta via” dopo qualche deviazione di percorso abbastanza “discutibile”.
3) Esistono ancora
live album dal suono “naturale”, privi di forme invasive di rimaneggiamenti tecnologici.
Nessuna “rivelazione” epocale, dunque, ma la conferma di un pensiero ampiamente consolidato e che, almeno per quanto riguarda i primi due punti, avevo avuto già l’occasione di esternare sulle
gloriose colonne di
Metal.it.
Una consapevolezza che esce ulteriormente rafforzata dalla fruizione di questo pregevole disco dal vivo, registrato nel giugno del 2025 e caratterizzato da un
sound capace di far rivivere piuttosto bene il clima “da concerto” (ed ecco il terzo punto), e che restituisce una formazione in eccellenti condizioni di forma, evidentemente galvanizzata anche dal fatto di esibirsi di fronte al pubblico di “casa” (peccato non capire i commenti a supporto delle tracce … mi toccherà mettermi a studiare lo svedese).
Tornando alle osservazioni iniziali, non è difficile, se gradite il genere, condividerne gli “scontati” contenuti, giacché la scaletta prevede ben sei pezzi tratti da quel favoloso esordio, e anche almeno due dei tre brani estratti dall’incisione più recente sono i più “affini” alla brillante sensibilità artistica espressa dai nostri nel 1988.
“
In the end we fall” e “
If love is war”, sono, infatti, gioiellini di avvolgente e vivace eleganza “adulta”, e la sola “
I belong to the rain” tende, con buongusto, a sonorità più tipicamente
hard-rock, alimentate dal tocco “neoclassico”, della chitarra di
Tony Borg.
Per quanto riguarda il repertorio di “
Alien”,
beh, mi limiterò ancora una volta a ribadire il concentrato di classe e talento che profonde da canzoni (in particolare il sontuoso quartetto “
Go easy”, “
Brave new love”, “
Tears don’t put out the fire” e “
Touch my fire” …) che non hanno perso una stilla del loro fascino, come anticipato, ben illustrato da un gruppo pienamente “credibile” sotto il profilo tecnico - interpretativo.
A completare le brevi notazioni sulla
setlist, diciamo che approvo pure la scelta d’includere “
Night of fire”, uno dei momenti migliori di “
Into the future”, da dedicare altresì agli estimatori di Ten e Magnum.
Aggiungendo che si tratta solamente del secondo
album live (l’altro è "
Live in Stockholm 1990", con
Pete Sandberg al microfono e piuttosto raro) nella ricca discografia degli
Alien, non posso far altro che caldeggiare la pronta acquisizione di
“Live at Sweden Rock Festival”, un’opera meritevole di fare bello sfoggio di sé in ogni collezione musicale di chi ama queste sonorità.
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