Pioggia, lampi e melodie inquietanti per l'intro, un po' troppo insistita, che lascia poi spazio all'assalto di "
Undead Rebirth": un Thrash Metal old school, martellante, disturbante, grezzo e distorto come a loro tempo ci proponevano band come Sodom Destruction, Necronomicon o Violent Force.
Già... gli svedesi
Savage Mania guardano senza alcun pudore al Teutonic Thrash Metal, e nel farlo non mostrano alcun tentennamento, infatti, continuano sulla stessa lunghezza d'onda con "
The Face of Death" per moderarsi giusto un minimo sul ritmare venomiano di "
Master of Hell" e nelle pulsazioni della seguente "
Remorse", sulla quale incombe lo spettro dei Motorhead. I
Savage Mania riprendono poi il viaggio verso la Regione della Ruhr con una rapida parata di brucianti assalti sonori che sfociano anche nel parossismo di una punkeggiante "
Fasttrack" che tiene fede al titolo affibbiatogli: rapida e feroce, cedendo così velocemente il passo alla titletrack, che ha il compito di chiudere l'album all'insegna dell'ennesima scheggia di incontaminato Thrash Metal.
Poca originalità... ma tanta botta.
PS giusto per curiosità vi segnaliamo come sia
Oliver Rytkönen sia
Viktor Lundberg siano figli d'arte, dato che i loro padri sono, appunto, Charles Rytkönen e Fredrik Lundberg, rispettivamente voce e basso dei Morgana Lefay.
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