L’ho già dichiarato in qualche altra occasione: ho una vera passione per gli sceneggiati televisivi italiani a tema “oscuro” dei
seventies, con una speciale predilezione per il mitico “
Il segno del comando”.
Diventa quindi impossibile non accogliere con curiosità e interesse questo “
Segreti nel nero”, con cui
L'Ombra della Sera decide di rendere omaggio alle sigle delle suddette
fiction (ora le chiameremmo così, anche se la definizione “moderna”, per contenuti e approccio, spesso stride con le intenzioni di quei trattati di vibrante tensione emotiva …) composte da maestri come
Enrico Simonetti,
Mario Migliardi,
Riz Ortolani,
Franco Micalizzi e
Berto Pisano, tra gli altri.
Una scelta che la formazione ligure (una sorta di
alter ego “allargato” de La Maschera di Cera) realizza forte di una solida e ben nota “coscienza” artistica specifica e che sviluppa in maniera sempre molto equilibrata, attraverso soluzioni espressive al tempo stesso “rispettose” e creative.
Il clima musicale è quello del
prog / dark settantiano, tra foschi ed epici romanticismi, pulsazioni
jazzate e squarci tensivi, delineato attraverso sonorità create per supportare in maniera primaria immagini e sequenze filmiche ma capaci di vivere di “vita propria”, sottolineando ancora una volta sia la perizia degli autori originali e sia i meriti di chi ha le qualità necessarie per rievocarne l’innata forza immaginifica.
Difficile, in un contesto così felicemente intriso di mistero e inquietudine, tentare una qualche forma di esegesi dell’opera … mi limiterò pertanto a segnalare, inevitabilmente, la presenza di una vibrante versione di “
Cento campane” (classico romanesco perfetto per accompagnare i segreti dei vicoli di Trastevere), e poi, soprattutto, la rielaborazione della
suite che avrebbe dovuto fungere da colonna sonora di uno sceneggiato mai realizzato, tratto dal romanzo “maledetto” di
Giorgio De Maria “
Le venti giornate di Torino” (1977).
Un testo profetico (in qualche modo anticipatore della nostra epoca dominata dai
social e accostato anche a
Lovecraft, per talune similitudini narrative …) che francamente, nonostante le mie fiere origini sabaude, non conoscevo, e che grazie a
L'Ombra della Sera e alla sua cultura, abilità e meticolosità (nell’accurato lavoro di ricerca d’archivio che ha consentito alla
band di recuperare frammenti degli spartiti originali relativi alla
soundtrack del naufragato progetto televisivo) mi riprometto di recuperare quanto prima, stimolato anche dal valore intrinseco dei venti minuti di frastagliata, evocativa e fascinosa astrazione sensoriale garantiti dal brano.
La scelta dei musicisti di utilizzare per l’occasione pseudonimi tratti dai personaggi degli sceneggiati celebrati rappresenta una simpatica appendice
Stanislavskij-esca da aggiungere al convinto plauso complessivo meritato da “
Segreti nel nero”, ripartito equamente tra
L'Ombra della Sera e la
Black Widow Records, etichetta impegnata fattivamente, e non da oggi (ricordiamo, per esempio, il favoloso “
... E tu vivrai nel terrore”), nel porre spiccata attenzione all’universo audiovisivo più morboso e inquietante, con particolare attenzione ai capolavori (spesso dimenticati) di “casa nostra”.
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