ALL'ERTA, MIEI PRODI! State per essere travolti da un furioso tornado di nostalgica GLORIA POWEROSA, proveniente dalle Terre del Nord, precisamente dalla fredda Islanda.
E improvvisamente, come per magia, vi ritroverete catapultati nell’Età Dorata del Power Metal!
Quindi, carissimi estimatori del “
power che fu”, vi conviene drizzare bene le orecchie perché qui troverete pane per vostri denti! Quegli stessi denti che non riescono più a mordere come un tempo, quando eravate dei giovini virgulti e i vostri sogni erano dominati da draghi sputafuoco, miti e leggende nordiche, gesta memorabili di eroici guerrieri e via dicendo; ma soprattutto, erano animati da fantasie, tanto entusiasmo e da un’enorme spensieratezza.
Il secondo lavoro discografico dei
Power Paladin (autori già di un ottimo
debutto), uscito per la
Rock Of Angels Records, è quanto di più bello, genuino, veemente e maestoso, potrebbe essere concepito ai nostri giorni, almeno in ambito power.
La line-up della band di Reykjavik è la medesima di
With The Magic Of Windfyre Steel, quindi con
Bjarni Þór Jóhannsson e
Ingi Þórisson alle chitarre, il fenomenale
Atli Guðlaugsson alla voce, il bravo tastierista
Bjarni Egill Ögmunndsson, il bassista
Kristleifur Þorsteinsson e infine il drummer
Einar Karl Jùliùsson.
Beyond The Reach Of Enchantment è un lavoro meravigliosamente intenso, sotto il profilo emotivo e dell’impatto sonoro che, pur essendo un concentrato di diverse influenze, si dimostra fresco, ispirato ed ammaliante, oltre che sorprendentemente profondo, perfino nelle sue parti più catchy.
Il sound dei
Power Paladin è opulento e ridondante (non potrebbe essere altrimenti con una formazione tanto abbondante), ma corposo e, soprattutto, assolutamente non plasticoso. Le deliziose trame melodiche, dal canto loro, sono curate, ma mai stucchevoli anzi, riescono nell’impresa di risultare, al tempo stesso, intime, epiche e perfino scanzonate, evitando però, di scadere nella banalità, o peggio, nell’idiozia della parodia (tanto in voga al giorno d’oggi), mantenendo sempre la propria fiera integrità artistica.
Insomma, in poche parole: ecco come dovrebbe suonare il power metal, nel 2026!
Già immagino le obiezioni dei soliti "metallari radical chic”: “
ma quindi, secondo te, dovrebbe suonare ancora oggi, come 25-30 anni fa? Che senso avrebbe?”
Si, esattamente! Dovrebbe suonare proprio come allora (con una produzione migliore naturalmente), per il semplice fatto che questo genere, è figlio di quegli anni e di quelle emozioni!
E
Beyond The Reach Of Enchantment fa esattamente questo!
Il disco è una commistione, ben amalgamata, di grandi classici del passato, a partire, ovviamente, dai maestri genere, ovvero
Helloween e
Gamma Ray su tutti, proseguendo con il melodic-power nordico di
Freternia,
Nocturnal Rites,
Lost Horizon,
Insania,
Axenstar,
ReinXeed,
Stratovarius, ma anche, dei
Sonata Arctica (dei primi due album), degli
Avantasia (dei due Metal Opera) e, perché no, dei
DragonForce (sempre dei primi due…aridaje!).
L’abilità dei
Power Paladin consiste nell’attingere da tutte queste diverse influenze, creando il proprio personale stile compositivo, che quindi, si rivela eterogeneo, emozionante e coinvolgente.
Beyond The Reach Of Enchantment regala momenti di esaltazione totale, a partire dall’iniziale
Sword Vigor che è già una palese dichiarazione d’intenti, passando per la successiva
Glade Lords Of Athel Loren, maestosa nelle atmosfere, ma anche, per merito dei virtuosismi neoclassici delle chitarre. Si prosegue poi con
The Royal Road che, pur nella sua natura scanzonata, non cede mai il passo alla goliardia fine a se stessa, riuscendo sempre a mantenere un tono credibile, all’interno di una solida struttura strumentale, prima di sfociare nell’epica
The Arcane Tower in cui, all’inizio, fanno capolino degli echi dei
Rhapsody (prima che diventassero “Of Fire”), poi il pezzo vira verso atmosfere tipiche dei
Majestica, per terminare con un pizzico di
Heavenly (a proposito, chi se li ricorda?).
Anche la seconda parte del disco non è da meno;
Aegis Of Eternity è il classico brano sparato in doppia cassa che, col suo refrain melodico da cantare a squarciagola, fa spiccare il volo all’ascoltatore, mentre in
Camelot Rock City si respirano, con goliardia e spensieratezza, atmosfere eroiche di gesta leggendarie, appartenute ad un’epoca remota. Il clima si fa leggermente più cupo, in occasione dell’affascinante
Keeper Of The Crimson Dungeon, prima che il sipario cali con l’intensa
Valediction brano che, riuscendo a rievocare le emozioni degli anni d’oro del genere, potrebbe anche infierire sui vostri condotti lacrimali. In tal caso, vivete con intensità questo sentimento, non vergognatevene.
Che altro aggiungere?
Se siete amanti del power sopra descritto,
Beyond The Reach Of Enchantment è un disco che sicuramente vi entusiasmerà e i
Power Paladin, come suggerisce il loro monicker, rappresentano una delle realtà emergenti, più interessanti di questo genere.
Ma ora, basta con le mie boriose parole; premete “play” e iniziate a volare!
Buona POWERATA a tutti!