Settimo sigillo discografico per gli inglesi
Sylosis capitanati, come sempre, dal “deus ex machina”
Josh Middleton, accompagnato dal fedele
Ali Richardson alla batteria, dal nuovo bassista
Ben Thomas, mentre
Conor Marshall abbandona a sua volta il basso, per passare alla seconda chitarra.
The New Flesh, uscito come da tradizione per
Nuclear Blast, ci propone la consueta commistione di melodeath e thrash, infarcita da una manciata di metalcore groovoso che, a differenza di quanto avveniva a inizio carriera, ultimamente si sta rivelando un ingrediente sempre più preponderante (al limite dell'invadenza) all’interno del song-writing della band di Reading, evidenziando cosi pregi e difetti che, a detta di scrive, hanno caratterizzato il sound moderno del combo britannico nell’ultimo decennio.
Premettendo che i primi 3 dischi dei
Sylosis, sempre a detta di chi scrive (sia chiaro), rimangono in assoluto i più belli e probabilmente resteranno inarrivabili,
The New Flesh è un discreto lavoro, in linea con i suoi 2-3 predecessori, quindi pieno di spunti interessanti, ma anche di luci e ombre.
Nelle parti più melodiche, sostenute comunque da riffs di matrice thrash particolarmente azzeccati, il disco funziona e la band conferma tutta la sua abilità compositiva, dando luogo a trame musicali valide ma corpose, dimostrando di avere ancora un ottimo gusto, in tal senso.
Ne sono un fulgido esempio, tracce quali l’iniziale
Beneath The Surface, la successiva
Erased, passando per
Adorn My Throne, per la travolgente title-track, fino a giungere alla conclusiva
Seeds In The River che, con la sua malinconia crescente, chiude l’LP.
I problemi invece, emergono prepotentemente nei momenti più tirati, dove obiettivamente, la band fatica a incidere come vorrebbe, o dovrebbe; nemmeno un approccio decisamente più groove (non sono nelle vocals) riesce a rivelarsi efficace a tal proposito. Nascono cosi dei brani privi mordente e contraddistinti da un andamento eccessivamente lineare che, alla lunga, rischia di risultare borioso; è questo il caso di
All Glory, No Valour, di
Lacerations, di
Mirror Mirror, o ancora, della “panterosa”
Spared From The Guillotine.
Tuttavia, per assurdo, tocca alla stucchevole ballad
Everywhere At Once rivelarsi il pezzo più scontato dell’intero full-length, con il suo incedere piatto e melenso, una traccia di cui si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno.
Insomma, tirando le somme,
The New Flesh è un album valido, eppure molto altalenante; decisamente convincente quando i
Sylosis cercano di ripercorrere i binari a loro più congeniali del melodeath/thrash degli esordi, mentre viceversa, risulta paradossalmente innocuo, quando i Nostri pigiano maggiormente sull’acceleratore per raggiungere territori ancora più estremi e, pur facendolo con bravura e convinzione, in questi ultimi casi, la band sbanda pericolosamente, considerando che la qualità compositiva cala sensibilmente.
In altre parole: se avete apprezzato l’evoluzione dei
Sylosis degli ultimi anni,
The New Flesh non vi deluderà, se invece, come il sottoscritto, siete rimasti particolarmente affezionati al sound dei primi album, qui lo troverete solamente a tratti e vi conviene tuffarvi nei ricordi.