Mi ero già occupato in precedenza del debut album degli statunitensi
Fortress, nati dalla creatività del polistrumentista
Fili Bibiano (ricordo ex Whiterfall), il quale giusto per mettere i puntini sulle i, ha deciso di cambiare definitivamente il monicker della band, piazzandoci prima il suo nome. Non che cambi qualcosa alla fine, perchè
'Death Is Your Master' non vede sensazionali cambiamenti di stile o di songwriting rispetto al suo predecessore, il quale sia a memoria ma anche avendolo riascoltato nei giorni precedenti per potermi preparare al meglio su questo secondo lavoro, mi aveva a grandi linee soddisfatto, molto debitore della scuola Iron Maiden, ma che nel suo piccolo era riuscito a convincere.
Cinque anni sono tanti, sopratutto in un music business dove se non riesci a lasciare subito l'impronta rischi di venire dimenticato dalle centinaia e centinai di dischi che escono in pochissimi mesi, e io stesso ametto di aver messo da parte il nome dei
Fortress, per poi vederli spuntare tutto a un tratto pochi mesi fa. Con l'unica pausa presa nel 2024 con gli Intranced, con i quali il buon Fili ha pubblicato 'Muerte Y Metal', la lineup del gruppo americano è stata completamente stravolta, reclutando da una parte
Joey Mancaruso (Diamonds Hadder) alla batteria e
Juan Aguila al microfono, restando invece sempre sotto le ali della
High Roller Records per la pubblicazione.
Anche qui si opta per una durata essenzialmente breve, poco più di mezz'ora, per un totale di sette pezzi che, fatta eccezione per uno, si attestano sui 4/5 minuti di durata. Nulla di troppo complicato dunque, anzi, ma immediato e ben assimilabile al primo ascolto. L'album non presenta in generale nessun punto debole, puntando il tutto sui riff molto energici di Bibiano e a volte dei giochi di tastiere ben riusciti, come su
'Maze', il cui inizio sembra riportare alla mente un Yngwie Malmsteen dei tempi d'oro, mentre per chi apprezza più l'heavy metal diretto e senza contaminazioni c'è l'iniziale
'Flesh And Dagger', tra gli episodi sicuramente riusciti meglio, tra una partenza di pura dinamite con la voce di
Aguilla che punta subito in alto senza però risultare esagerata. Uno dei lati negativi, se così vogliamo chiamarlo, è a volte proprio su Aguilla che in alcune (poche) occasioni sembra mangiarsi le parole, come su
'Blackest Night', pezzo dall'andamento più oscuro con un riff semplice ma ipnotico. Interessante nella teoria
'Night City', ma con un crescendo che non riesce ad esplodere totalmente, mentre
'Savage Sword' fa decisamente molto meglio con un ritornello che in sede live riuscirà senz'altro a coinvolgere il pubblico, alternandolo tra il pubblico e il cantante. A tratti troppo esagerata invece
'B.Y.O.D.', con un inizio che sembra qualcosa di totalmente diverso da ciò che si è ascoltato finora, un mix tra Razor, Exciter e Riot City, ma proseguendo con l'ascolto si apprezza molto di più, tra continui assoli e una prova di
Aguilla decisamente "alta".
Dalle prime canzoni avevo avuto l'impresione di trovarmi davanti a un potenziale disco dell'anno, ma forse avevo aspettative troppo alte. Certo è che comunque
'Death Is Your Master' è un lavoro che va abbondantemente oltre la sufficienza, ma che a causa di alcuni difettucci qua e là non riesce a puntare più in alto, ma si ferma come il suo predecessore. Un ascolto comunque obbligato per chi mangia pasta e metal classico, con molte parti che sapranno accontentare ed elettrizzare gli amanti del genere.