Legare in modo indissolubile, e convincente, concept lirico e proposta musicale non è una impresa facile: far vivere con le note le emozioni narrate su un foglio di carta, quindi, richiede un talento non comune ed una completa "immersione" artistica in quello che si fa.
Gli
Antrisch, con i loro primi due capitoli musicali, riuscivano proprio a rendere efficace questo connubio: le storie di escursionismo alpino estremo (
"Expedition I: Dissonanzgrat") e del tentativo, patrocinato dalla Corona d’Inghilterra e dalla Regina Vittoria in persona, di trovare il famigerato e inviolato Passaggio a Nord-Ovest (
"Expedition II: Die Passage"), erano proprio questo, la perfetta fusione di racconto e musica.
Eppure, nella proposta dei tedeschi, a mio avviso, mancava qualcosa, non c'era quella scintilla capace di farmi saltare dalla sedia e di farmi esaltare come molta critica, invece, aveva fatto.
Fino ad oggi.
"Expedition III: Renitenzpfad Marañones" spazza via ogni mia reticenza e si candida, prepotentemente, come uno dei migliori lavori di Ambient Black Metal, se lo vogliamo etichetttare, di quest'anno, e non solo.
Nella loro terza spedizione, gli
Antrisch si avventurano più indietro che mai negli aspetti oscuri della storia umana: il nuovo album, primo ad uscire per una etichetta discografica, la sempre eccellente
AOP Records, segue le orme del conquistador Lope de Aguirre e della sua partecipazione, con esito disastroso, alla spedizione amazzonica di Pedro de Ursúa nel 1560 attraverso sette brani oscuri che ci trascinano in una storia di follia, violenza ed eccessi nel mezzo di un ambiente ostile che fa da sfondo reale alla musica del gruppo.
Gli
Antrisch riescono, in maniera fenomenale, ad intrecciare questo paesaggio deprimente ma accattivante, con un toccante riffing Black Metal, in costante bilico tra aggressività ed emozione, che si diluisce in parti Ambient atmosferiche e passaggi narrativi, da brividi, in un'atmosfera densa e coinvolgente per un viaggio, spaventoso, negli abissi dell'anima umana.
Ascoltare
"Expedition III: Renitenzpfad Marañones", vuol dire essere inermi di fronte al mistero ed al terrore provato dai conquistadores, vuol dire capire di non essere soli in un mondo sconosciuto e pericoloso, vuol dire rendersi conto di non essere i padroni del proprio destino: pian piano che si procede con l'ascolto, è evidente che non ci sarà speranza per nessuno, e le superbe trame estreme tessute dalle due chitarre, gli spunti melodici dipinti con magistrali arpeggi o momenti dark, lo scream selavaggio e disumano di un indiavolato
Maurice Wilson (sentitelo sul secondo brano e poi sappiatemi dire), così come la debordante prova dietro le pelli del nuovo batterista, sono tutti tasselli che, uniti, si sciolgono nel racconto, diventando una cosa sola nel veicolare il messaggio disperato di una storia antica ma ancora terrificante.
Una storia da vivere tutta di un fiato, prestando grande attenzione (ed il dovuto tempo) alla perizia compositiva fuori dall'ordinario di un gruppo finalmente maturo in grado, quindi, di riscrivere le regole del moderno Black Metal attraverso la commistione di sprezzante intransigenza armonica e magnifici spiragli di luce che danzano assieme sul tragico destino di uomini consci che non ci vuole un diavolo per rendere tangibile l'assenza di dio...
Sinceramente, era tanto tempo che non mi emozionavo così profondamente per un album di questo genere.
Sinceramente, credo che questa sia la vera essenza dell'arte, il suo vero significato e la sua reale forza emozionale.
Non lasciatevi, quindi, sfuggire questo capolavoro estremo (estremo in ogni suo anfratto, anche quelli melodici e distanti dal Black, perchè ce ne sono) per nessun motivo al mondo.
Strepitoso.