Ensanguinate - Death Saturnalia (With Temples Below)

Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:42 min.
Etichetta:Soulseller Records
Distribuzione:Sureshot Worx

Tracklist

  1. LáMIA
  2. ANGEL OF A THOUSAND POISONS
  3. ON WINGS OF BONE
  4. ROOTED IN ACCURSED GROUND
  5. SAVAGE HUNGER FAR BEYOND
  6. GLOAMING
  7. THE WHIP AND THE PENDULUM
  8. DAUGHTER TO CAIN

Line up

  • Jaka Črešnar: Guitars
  • Andrej Čuk: Guitars, Vocals
  • Krištof Ocvirk: Bass (2022-present)
  • Grega Cestnik: Drums (2023-present)

Voto medio utenti

Con "Death Saturnalia (With Temples Below)" gli Ensanguinate giungono al secondo full-length della loro discografia, pubblicato per Soulseller Records, e lo fanno consolidando in modo deciso una cifra stilistica già feroce, ma qui ulteriormente affinata e resa più consapevole. Il disco si colloca saldamente nell’alveo di un black metal a fortissima influenza death, cruento, abrasivo, deliberatamente violento tanto nelle intenzioni quanto nella resa sonora.

Le sezioni più rapide e furiose colpiscono con un’intensità quasi brutale: riffing serrato, ritmiche implacabili e una produzione scarnificata e tagliente, che non concede nulla alla levigatura moderna. Il suono è esposto, ruvido, come una lama lasciata volutamente senza fodero, e proprio in questa nudità risiede gran parte della sua forza d’urto.

Su questa matrice ferocemente iconoclasta si innestano però elementi di estrosità compositiva e una componente vagamente sperimentale che, talvolta, può richiamare certe soluzioni dei Ved Buens Ende, senza tuttavia mai indulgere negli eccessi dissonanti — talora jazzati o dal retrogusto blues — che caratterizzano parte della musica dei norvegesi finendo per appesantire o sterilizzare l’impatto emotivo. Qui, al contrario, tali soluzioni vengono ridotte al minimo indispensabile, utilizzate come tensione latente più che come centro espressivo.

Queste aperture si intrecciano piuttosto con una struttura post-rock sorprendentemente calda, talvolta persino progressiva, che sembra guardare a un certo progressive rock cosmico degli anni Settanta, non tanto per citazione diretta quanto per attitudine espansiva e senso del respiro. In alcuni passaggi, le dissonanze chitarristiche — mai gratuite — innescano veri e propri processi di annichilimento sonoro, evocando per intensità e tensione metafisica alcune dinamiche tanto care ai Deathspell Omega, pur senza scivolare nel loro astrattismo teologico.

Resta comunque centrale e predominante la matrice classica del black/death metal, soprattutto nei frangenti più duri, malvagi e sacrileghi, benché sempre attraversati da una vena melodica sotterranea. In questi momenti il pensiero corre inevitabilmente a Dissection, Watain, fino a certe asprezze primordiali, e al contempo "eleganti", dei primi Behemoth. È in queste fasi che il disco esprime il suo volto più convincente: violento, immediato, letale.

"Death Saturnalia (With Temples Below)" è dunque un album duro, cattivo, apertamente ostile, ma capace di integrare una certa raffinatezza compositiva senza mai sacrificare l’impatto sonoro. L’estrosità, il calore timbrico, i fraseggi chitarristici e persino alcuni soli dal retrogusto rockeggiante restano elementi di contorno, funzionali a rendere la devastazione ancora più efficace, quasi paradossalmente più godibile.
Resta solo da augurarsi che gli Ensanguinate sappiano resistere alla tentazione di espandere eccessivamente il lato sperimentale, continuando invece a perfezionare questo equilibrio virtuoso in cui la furia resta centrale. Se manterranno questa attitudine intrasigente e iconoclasta, il loro percorso potrà farsi realmente rilevante.

Un disco ottimo, convincente e brutale che merita senza esitazioni l’ascolto e l’attenzione di chiunque graviti attorno all'estremo più seminale.

Recensione a cura di James Curzi

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