Difficile spiegare ad un “alieno” cosa sia il
Rock.
Almeno a parole, mentre se si dovesse utilizzare un disco,
beh, credo che “
Kick out the jams”, l’esordio dal vivo degli MC5, potrebbe essere un’ottima scelta, in grado d’incarnare la violenza, la potenza e l’impeto sedizioso di un
sound che portava con sé le idee, i sogni, la rabbia e le contraddizioni di chi stava vivendo con incontenibile disagio la fine degli anni sessanta nella “culla della democrazia” americana.
A distanza di cinquant’anni da quella “bomba sonica”, il co-fondatore (assieme a
Fred "Sonic" Smith) della
band Wayne Kramer ha voluto celebrare la felice deflagrazione raccogliendo sotto la denominazione
MC50 un bel po’ di venerabili della scena, allo scopo d’intraprendere un
tour (2018), culminato poi nella pubblicazione di “
10 X MC5” (incluso nella
Limited Edition dell’albo degli MC5 “
Heavy lifting” del 2024).
A completamento di quell’uscita, la
earMUSIC propone oggi questo “
10 More”, un’altra raccolta di impetuoso “rumore bianco” a cui contribuiscono, oltre a
Kramer,
Kim Thayil (Soundgarden),
Brendan Canty (Fugazi),
Billy Gould (Faith No More),
Matt Cameron (Soundgarden, Pearl Jam) e
Marcus Durant (Zen Guerrilla).
Siamo dunque di fronte alla “commemorazione” di un repertorio che anche dopo quel fulmineo debutto ha prodotto buona musica, qui offerta da musicisti “arrivati” che riconoscono il valore seminale di un gruppo alimentato da un’istintiva e viscerale attitudine, anche quando i suoni erano diventati (in “
Back in the Usa” e “
High tide”) meno iconoclasti.
Fatalmente, a mancare è forse proprio la primordiale e spasmodica tensione che caratterizzava gli “originali”, ma se intendiamo l’opera come una sincera manifestazione di “gratitudine” operata nei confronti di una
band pionieristica e come efficace
reminder della sua intera produzione, allora diciamo che “
10 More” è senz’altro un ascolto molto consigliabile, a partire da quella “
Call me animal” ancora capace di sferzare l’etere con tutta la sua selvaggia carica espressiva.
I brani tratti da “
Kick out the jams” ("
Rocket reducer No. 62” e la torrenziale e visionaria
cover di Sun Ra denominata “
Starship”) consentono di rilevare l’ardore di una
all-star band non troppo “ammansita” dalla notorietà e all’interno della categoria “piccole chicche” possiamo annoverare il
remake di “
I believe to my soul” di
Ray Charles, in realtà un punto fermo dei
live-set degli MC5 al tramonto dei
sixties.
Il
rock n’ roll adrenalinico di “
The american ruse”, l’estroso sconfinamento in territori
rhythm and blues di “
Skunk (Sonicly speaking)” e “
Baby don’t ya”, e poi ancora i bagliori
psych di "
Looking at you” e persino gli inni “adolescenziali” “
Teenage lust” e "
High school” rievocano piuttosto bene lo spirito di un gruppo che, pur senza riuscire a replicare la devastante aggressione sensoriale del suo iniziale capolavoro, aveva ancora parecchie cose da “dire”, sebbene attraverso formule sonore più meditate.
La scomparsa di
Wayne Kramer, nel 2024, ha verosimilmente concluso in maniera definitiva la parabola artistica dei
Motor City 5 nelle loro varie incarnazioni … rimane intatta un’eredità musicale, sociologica e culturale davvero straordinaria, tutelata anche da dischi come “
10 More”.