Dopo l’ottimo "
Into The Maelstrom", uscito proprio allo scoppiare della pandemia e ingiustamente penalizzato da tour cancellati e promozione azzerata, i bolognesi
HyperioN tornano con "
Cybergenesis", terzo album pubblicato ancora una volta dalla spagnola
Fighter Records. Se il precedente lavoro aveva già mostrato una band in netta crescita, qui si assiste a qualcosa di più: non una semplice conferma, ma una vera e propria rinascita che rilancia la formazione su livelli ancora più alti.
Tuttavia la storia recente del gruppo è stata segnata da cambi di formazione radicali e nessuna garanzia di continuità: dalla partenza del batterista
Jason Beghelli fino all’uscita di membri storici come
Antonio Scalia e
Luke Fortini, gli HyperioN sembravano avviati verso un periodo di incertezza. Invece il cuore compositivo è rimasto saldo grazie a
Davide Cotti, chitarrista fondatore e principale autore, che ha saputo ricostruire la band attorno a musicisti capaci e motivati, trasformando questo rischio in opportunità di totale rilancio, e confermandosi come l’asse portante del progetto: riff taglienti, arrangiamenti curati e una visione melodica che non scade mai nel banale. Ma la vera sorpresa è il nuovo frontman
Max Morelli (già noto per Signum Draconis e Ladykiller): la sua voce è il valore aggiunto che rende "Cybergenesis" superiore al già ottimo predecessore. Max spinge forte su ogni brano, con un timbro che sa essere grintoso e al contempo capace di salire in tonalità alte senza forzature. Il risultato è una performance vocale che valorizza ogni singola traccia, trasformando ogni chorus e linea vocale in momenti memorabili.
Musicalmente il disco resta ancorato al classic heavy metal, specie su band come Iron Savior, Judas Priest e con un rimando allo splendido "Somewhere Out in Space" dei Gamma Ray, ma con una personalità ben definita: melodie di chitarra splendide, mai sdolcinate o “cheesy”, anzi profondamente radicate in un approccio tradizionale ma aggiornato. I riff di Cotti alternano momenti di guida serrata a aperture melodiche che esplodono in cori epici; le linee vocali sono costruite per essere cantate a squarciagola dal pubblico, con fraseggi che ricordano le migliori scuole del genere senza scimmiottamenti.
La produzione è un altro capitolo assolutamente positivo, lontana dalle porcherie plasticose e piatte che oggigiorno infestano il mercato e mette in evidenza la dinamica tra sezione ritmica e chitarre. Non c’è un attimo di stanca: il disco scorre compatto, con brani che si susseguono senza cali di tensione.
Pur essendo un lavoro omogeneo e solido dall’inizio alla fine, ci sono alcuni pezzi che emergono per impatto immediato come "
Deafening", un'opener che colpisce per energia e costruzione, il mid-tempos di "
The Shackles of Chronitus", l'incredibile "
Rewire, Rebuild", un po' il manifesto del disco con melodie avvolgenti, cambi di dinamica ben calibrati ed un assolo che chiude in grande stile e la conclusiva e magniloquente "The Whole of Time", tra epicità, misticismo ed una marzialità che conquista sin dal primo ascolto.
Detto questo, la sensazione è che comunque tutte le tracce abbiano qualcosa da offrire: no filler all killer si diceva negli anni '80 e qui ogni brano è pensato ed arrangiato con cura, così come la splendida copertina (no AI!) ad opera di
Ryan T. Hancock, già al lavoro con Seven Sisters, Blood Star e Stormborn.
"
Cybergenesis" è più di un buon disco e per chi ama l'heavy metal classico (con un valore aggiunto per le tematiche sci-fi dato che siamo di fronte peraltro ad un concept album ispirato alla fantascienza classica, da
Star Trek a
Ghost in the Shell in cui si racconta una storia di resistenza e sacrificio dove lo spirito umano combatte su una Terra schiavizzata da un esercito di cyborg) siamo di fronte ad un disco da ascoltare ad alto volume e da inserire senza esitazioni nelle playlist di chi cerca metal tradizionale suonato con passione, intelligenza e personalità, per chi non si accontenta dei soliti grandi nomi ma ha voglia e fame di metal da parte di chi ha ancora l'entusiasmo e la capacità per comporre grande musica.
Foto di Paolo Cavanna fornita ad uso libero e gratuito per scopo promozionale dagli Hyperion
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