Tempo di debutto in questo 2026 anche per gli spagnoli
Wicked Leather, nati due anni fa con un semplice obiettivo: fare dell'occulto e del misticismo il loro punto forte. Ed effettivamente sia nella scelta del loro monicker che in quella del loro primo full length,
'Season Of The Witch', oltre che dell'artwork, le premesse sono molto chiare. Musicalmente ci troviamo davanti a una proposta estremamente debitrice al movimento NWOBHM, prendendo a pieni mani dai Demon, Angel Witch, e sopratutto Mercyful Fate, facendo rieccheggiare non solo le atmosfere meliflue, ma anche canzoni dalla breve durata ma comunque efficaci. Parliamo infatti di un disco relativamente breve, non si superano neanche i quaranta minuti, in cui ogni pezzo è riconoscibile, per nulla prolisso, e che riesce a mettere in mostra tutte le potenzialità dei singoli musicisti, spece alcune melodie che rimangono ben impresse. Allora dopo tutti questi complimenti, perchè il voto in alto a sinistra è così basso? Andiamo con calma.
Sì, che i
Wicked Leather sappiano suonare è innegabile, pur non smuovendo niente nel genere e non riuscendo nenache a fare particolari fuochi d'artificio, ma qui non si tratta esattamente degli strumenti nel senso materialistico del termine... ma della voce. Perchè, e mi spiace dirlo, ma
Yami Martins canta veramente, ma veramente male. Non si tratta di essere stonata, ma il tipo di interpretazione che sceglie di dare alle canzoni, con tonalità squillanti, quasi cartoonesche, come se fosse una sorta di Udo Dirkschneider al femminile, ammazza letteralmente il tutto. Se la Titletrack ha un buon piglio e anche un ritornello classico, che funziona, è impossibile non affermare come la voce abbassi il tutto. E voi direte, vabbè lo fa ogni tanto, non canterà così per tutta la durata? E invece no.
'Black Coat Rising', la bella
'Lightning Strike', la più serrata
'Masquerade of Shadows', nulla riesce a salvare la baracca, perchè la
Martins oltre a insistere a rimanere su quel range a parer mio inascoltabile, non riesce a dare spessore o un minimo di carisma quando serve (
'Night Hunter' ne è un esempio), facendo rimanere il tutto su una terribile calma piatta, tenendo legati al fondo tutti i suoi altri compagni di avventura.
Sarebbe stato più interessante ascoltare
'Season Of The Witch' con una vocalist capace di sapersi mantenere su tonalità più basse, ma con i se e con i ma non si può far nulla. Speriamo soltanto che con il successivo lavoro le idee si faranno più chiare.
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