Il loro primo
album s’intitola “
XXenty” ed è stata una delle meraviglie del 2017, poi alcuni concerti importanti (condividendo il palco con Boulevard e Soul Seller), una collaborazione con
Michael Kratz e con gli
StreetLore e infine la partecipazione nel 2025 alla
compilation “
We still rock ... the world” con la
sciccheria “
All behind”.
Beh, non si può affermare che i
Mindfeels durante la loro parabola professionale abbiano rischiato una “sovraesposizione” mediatica e discografica (come invece spesso accade di questi tempi …), e anzi, diciamo pure che hanno finito per preoccupare i loro sostenitori i quali, fino all’annuncio di questo secondo “
2WO”, temevano di assistere al passaggio dell’ennesima “meteora” di un genere musicale favoloso, ma non sempre adeguatamente accolto dalla comunità
rockofila.
Chi, come il sottoscritto, aveva adorato il debutto e recepito con entusiasmo ogni successivo “segnale di vita” della
band piemontese (
yeah …) le aspettative per questo
full-length erano ovviamente assai elevate e a scanso di equivoci, aggiungo prontamente che nonostante la loro imponente “statura”, non sono state deluse da un’opera che ha mantenuto classe, raffinatezza, perizia, estro e che rispetto al suo illustre precedente ha acquisito tante piccole sfumature espressive, incrementando anche la quota, già cospicua, dell’impatto emotivo.
La “stella polare” primaria dei
Mindfeels è sempre rappresentata dai Toto, ma come già accaduto ai loro migliori epigoni (da Work Of Heart a Lionville) il suono nel tempo è diventato ancora più “personale” e variegato, apparendo oggi il risultato di una lezione pienamente assimilata.
Attraverso un processo di maturazione espressiva che ha ulteriormente affinato la complessità di un
songwriting fatto di
pop,
progressive,
jazz-rock e
hard melodico, “
2WO” appare così un assemblaggio potenzialmente appetibile per un pubblico abbastanza “eterogeneo”, in grado di apprezzare la costante qualità compositiva e interpretativa del gruppo italico in ogni diverso frangente stilistico.
A questo punto mi tocca segnalare al lettore una singolare “anomalia” che ha caratterizzato il mio ascolto … dopo aver goduto dell’ariosa
opener “
We will make it” (“
Out of spin” è una “cinematografica” introduzione) e delle ricercate oscillazioni di “
Fading lights”, la fruizione di “
Again in the wind” ha messo a “dura prova” la prosecuzione della disamina.
Il motivo? Semplice … il livello di coinvolgimento cagionato da questa melodia sinuosa (e vagamente “tribaleggiante” … la “
Africa” dei
Mindfeels?) è stato tale da indurmi a riascoltarla ripetutamente, ricevendone sempre un irretente
feedback sensoriale.
Con un pizzico di “fatica” sono alla fine riuscito a svincolarmi dal suddetto malioso
loop, ed è stato un “bene” dacché “
2WO” riserva un sacco di altri emozionanti momenti musicali, a partire dalla Journey-
esca “
Something new”, molto gradevole e tuttavia subito soppiantata dalla vivacità di “
Flying away from this world”, dalla sofisticata languidezza di “
Here with me” e dalla vellutata e contagiosa ”
The other side of you”, a cui contribuiscono
Michael Kratz e
Kasper Viinberg.
“
Passengers” è una dissertazione in ambiti
fusion-AOR intrisa di sontuoso buongusto, il
riff corposo di “
Dreamland” s’inserisce ad arte in una struttura armonica cangiante e barocca, mentre “
You can't let it go” riesce nell’intento di miscelare Supertramp e Asia, senza peraltro “scimmiottare” né gli uni né gli altri.
“
Run away” è una delizia di vibrante ed erudita materia
adulta impreziosita da un brillante
guitar-work e con un frammento di
etno-prog-rock strumentale denominato “
The wait” (nella speranza che il titolo non si riferisca a ciò che ci aspetta nuovamente prima dei prossimi passi artistici dei nostri …) si conclude un albo che trasforma una scintillante “promessa” (benché assai esperta, dal momento che è in giro dal 1994!) in una fulgida “realtà” del
rockrama contemporaneo, una di quelle che il “mondo” intero,
vivaddio, ci può tranquillamente invidiare.