Copertina 8,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:60 min.
Etichetta:Art Of Melody Music / Burning Minds Music Group

Tracklist

  1. OUT OF SPIN
  2. WE WILL MAKE IT
  3. FADING LIGHTS
  4. AGAIN IN THE WIND
  5. SOMETHING NEW
  6. FLYING AWAY FROM THIS WORLD
  7. HERE WITH ME
  8. THE OTHER SIDE OF YOU
  9. PASSENGERS
  10. DREAMLAND
  11. YOU CAN'T LET IT GO
  12. RUN AWAY
  13. THE WAIT

Line up

  • Davide Gilardino: vocals
  • Luca Carlomagno: guitars, keyboards programming
  • Roberto Barazzotto: bass
  • Italo Graziana: drums, percussion, backing vocals, keyboards programming
  • Michael Kratz: vocals on “The Other Side Of You”
  • Kasper Viinberg: vocals, keyboards and percussion on “The Other Side Of You”
  • Aldo Bulgheroni: synth solo on “Passengers”

Voto medio utenti

Il loro primo album s’intitola “XXenty” ed è stata una delle meraviglie del 2017, poi alcuni concerti importanti (condividendo il palco con Boulevard e Soul Seller), una collaborazione con Michael Kratz e con gli StreetLore e infine la partecipazione nel 2025 alla compilationWe still rock ... the world” con la sciccheriaAll behind”.
Beh, non si può affermare che i Mindfeels durante la loro parabola professionale abbiano rischiato una “sovraesposizione” mediatica e discografica (come invece spesso accade di questi tempi …), e anzi, diciamo pure che hanno finito per preoccupare i loro sostenitori i quali, fino all’annuncio di questo secondo “2WO”, temevano di assistere al passaggio dell’ennesima “meteora” di un genere musicale favoloso, ma non sempre adeguatamente accolto dalla comunità rockofila.
Chi, come il sottoscritto, aveva adorato il debutto e recepito con entusiasmo ogni successivo “segnale di vita” della band piemontese (yeah …) le aspettative per questo full-length erano ovviamente assai elevate e a scanso di equivoci, aggiungo prontamente che nonostante la loro imponente “statura”, non sono state deluse da un’opera che ha mantenuto classe, raffinatezza, perizia, estro e che rispetto al suo illustre precedente ha acquisito tante piccole sfumature espressive, incrementando anche la quota, già cospicua, dell’impatto emotivo.
La “stella polare” primaria dei Mindfeels è sempre rappresentata dai Toto, ma come già accaduto ai loro migliori epigoni (da Work Of Heart a Lionville) il suono nel tempo è diventato ancora più “personale” e variegato, apparendo oggi il risultato di una lezione pienamente assimilata.
Attraverso un processo di maturazione espressiva che ha ulteriormente affinato la complessità di un songwriting fatto di pop, progressive, jazz-rock e hard melodico, “2WO” appare così un assemblaggio potenzialmente appetibile per un pubblico abbastanza “eterogeneo”, in grado di apprezzare la costante qualità compositiva e interpretativa del gruppo italico in ogni diverso frangente stilistico.
A questo punto mi tocca segnalare al lettore una singolare “anomalia” che ha caratterizzato il mio ascolto … dopo aver goduto dell’ariosa openerWe will make it” (“Out of spin” è una “cinematografica” introduzione) e delle ricercate oscillazioni di “Fading lights”, la fruizione di “Again in the wind” ha messo a “dura prova” la prosecuzione della disamina.
Il motivo? Semplice … il livello di coinvolgimento cagionato da questa melodia sinuosa (e vagamente “tribaleggiante” … la “Africa” dei Mindfeels?) è stato tale da indurmi a riascoltarla ripetutamente, ricevendone sempre un irretente feedback sensoriale.
Con un pizzico di “fatica” sono alla fine riuscito a svincolarmi dal suddetto malioso loop, ed è stato un “bene” dacché “2WO” riserva un sacco di altri emozionanti momenti musicali, a partire dalla Journey-escaSomething new”, molto gradevole e tuttavia subito soppiantata dalla vivacità di “Flying away from this world”, dalla sofisticata languidezza di “Here with me” e dalla vellutata e contagiosa ”The other side of you”, a cui contribuiscono Michael Kratz e Kasper Viinberg.
Passengers” è una dissertazione in ambiti fusion-AOR intrisa di sontuoso buongusto, il riff corposo di “Dreamland” s’inserisce ad arte in una struttura armonica cangiante e barocca, mentre “You can't let it go” riesce nell’intento di miscelare Supertramp e Asia, senza peraltro “scimmiottare” né gli uni né gli altri.
Run away” è una delizia di vibrante ed erudita materia adulta impreziosita da un brillante guitar-work e con un frammento di etno-prog-rock strumentale denominato “The wait” (nella speranza che il titolo non si riferisca a ciò che ci aspetta nuovamente prima dei prossimi passi artistici dei nostri …) si conclude un albo che trasforma una scintillante “promessa” (benché assai esperta, dal momento che è in giro dal 1994!) in una fulgida “realtà” del rockrama contemporaneo, una di quelle che il “mondo” intero, vivaddio, ci può tranquillamente invidiare.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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