Se vi capita una di quelle notti bastarde, dove perfino la solitudine vi è di troppo e vorreste soltanto dissolvervi insieme alla candela bruciata sul desco della vostra misera esistenza costellata di fallimenti, potete sempre rifugiarvi nell'alveo della cara vecchia Fiamma Nera che, in questi giorni freddi di inizio 2026, si reincarna nel blu gelido, mortifero e misterioso di
"A Cold Breeze of Death" di
Nangrad — one man project del paraguaiano
Varknar.
Una declinazione dell'Arte oscura situata nella terra di confine con il Melodic Death: niente di originale, niente che
Dissection,
Vinterland,
Dawn e
Unanimated non abbiano già scritto con il sangue sulla pietra forte del Black metal; eppure, guizzi orecchiabili, suoni scarnificati, afflati epici, male di vivere in contrasto con il desiderio di riscatto, brutalità nichilistica che cerca un contraltare in eleganti armonie... riescono ancora una volta, e ci riusciranno sempre, fin quando non sopraggiungerà l'orizzonte ultimo, a soverchiare, anche soltanto per una breve folgore, il cielo di piombo che opprime il vostro sguardo.
Che sia corvina o diafana, la Luce è sempre e soltanto Luce.
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