Copertina 5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:44 min.
Etichetta:Nuclear Blast Records

Tracklist

  1. SEVEN SERPENTS
  2. SATANIC ANARCHY
  3. KRUSHERS OF THE WORLD
  4. TRäNENPALAST
  5. BARBARIAN
  6. BLOOD OF OUR BLOOD
  7. COMBATANTS
  8. PSYCHOTIC IMPERATOR
  9. DEATH SCREAM
  10. LOYAL TO THE GRAVE

Line up

  • Ventor: drums
  • Mille Petrozza: vocals, guitars
  • Sami Yli-Sirniö: guitars
  • Frédéric Leclercq: bass

Voto medio utenti

Boni, state boni.

Perchè prima di arrivare a mettere quel voto in alto a sinistra ci ho pensato bene dopo parecchi ascolti, conscio che questo avrebbe portato parecchie critiche da chi, da ormai più di vent'anni, difende il "nuovo" percorso musicale di Mille Petrozza e dei suoi Kreator. Personalmente ricordo quando ho iniziato a sentire i lavori della band di Essen, rigorosamente in ordine cronologico, partendo dai primi cinque masterpiece (dove in particolare la scintilla con me scoccò con 'Extreme Aggresion e 'Endless Pain'), passando per la fase sperimentale degli anni 90' con comunque dischi più che meritevoli come 'Endorama' e 'Renewal', arrivando a quella che, a questo punto, è una parte della loro carriera che dura da moltissimo tempo. La domanda che viene spontanea quindi è, il perdurare di questo stallo musicale è volontario o i Kreator si sono aggrovigliati su sè stessi senza riuscire a rendersene conto?

Perchè se l'arrivo del biondo chitarrista Sami Yli-Sirniö nel 2001 ha dato una nuova linfa, specie in termini di popolarità facendo emergere i Kreator come una delle band di punta della scena thrash vecchia scuola, riuscendo a mantenere tale posizione integra fino ad oggi, dall'altra la componente melodica che si è andata sempre più ad irrobustire disco dopo disco (specie da 'Phantom Antichrist in poi) ha fatto lentamente cambiare volto alla band capitanata da Petrozza, facendo allontanare la parte thrash. Parlando dal mio punto di vista personale, ho fatto molta difficoltà a ricordare le canzoni dagli ultimi tre album, tanto mi sembravano simili specie nei riff, da quel sapore aggressivo ma che, una volta arrivati al ritornello, facevano cadere le bracia, faccio riferimento ad esempio a una 'Strongest Of The Strong', 'Satan Is Real', o 'United In Hate'.



Molti anthem, molto apparire con video tecnicamente eccellenti (anche se con tematiche un po' rindonanti), ma con canzoni che difficilmente lasciano il segno. Se poi i Kreator leggerano mai queste mie parole ne faranno una grassa risata, dato che oramai nei loro concerti, più della metà della setlist è occupata dal "nuovo" materiale, segno che l'apprezzamento è orientato più su quest'ultimo che sul vecchio. Questo però non toglie che la mia impressione su questo nuovo 'Krushers Of The World', sedicesimo album in studio, sia pressochè negativa come, ripeto, avete avuto modo di vedere in alto a sinistra. Non c'è dubbio che 'Psychotic Imperator' o la Titletrack, con i loro ritornelli da cantare a squarciagiola faranno capolino nei live, come sicuro è che il riff di 'Satanic Anarchy' abbia fatto strage di reaction su YouTube di persone con volti stravolti dall'ondata di violenza emanata dal pezzo, controbilanciata però da un ritornello ai limiti dell'imbarazzante. Mi piacerebbe però togliere questo velo di apparenza, e analizzare nello specifico, prendiamo 'Loyal To The Grave', ad esempio: sto veramente ascoltando i Kreator, o una band melodeath qualsiasi? Ancora, 'Barbarian', con il suo piglio furioso grazie anche ad un Ventor sempre in formissima (probabilmente l'unica cosa veramente positiva che riesco a trovare), ma con una melodia a dir poco frustrante specie nella parte centrale. 'Seven Serpents' che sembra un copia incolla di '666 - World Divided'? Continui blast beat simili tra loro, riff altrettanto uguali ('Death Scream'), una guest appereance ben risucita su 'Tränenpalast' della vocalist degli Hiraes, Britta Görtz, che però non riesce a salvare tutta la barca.

Dovendo quindi rispondere alla domanda poco sopra, se i Kreator si siano adagiati volontariamente o meno su questo stallo musicale: onestamente mi verrebbe da propendere per la prima opzione, anche se alla fine dei conti non so se una risposta è necessaria. Questi sono dei Kreator che ormai da tempo non riconosco più, e 'Krushers Of The World' sarà solo un altro passo che mi farà allontanare da questa proposta musicale che mi sa tanto di fotocopia fatta male. Dovrei dire la prosima volta andrà meglio, ma la speranza, a questo punto, è bella che è andata.

Recensione a cura di Francesco Metelli

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