Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:71 min.
Etichetta:Avantgarde Music

Tracklist

  1. MAGICK TRIUMPH
  2. BARROWGRIM ASYLUM
  3. INNIGKEIT
  4. THE INTERIOR GATES OF THE TRUE SOUL
  5. THE PAIN THRESHOLD
  6. WHERE SORROW REIGNS

Line up

  • Vechi Vrăjitor: everything

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Quello degli Old Sorcery, progetto solista del finlandese Vechi Vrăjitor, mente, anche, dei grandi Warmoon Lord, è uno dei nomi più importanti, e riconosciuti, nel panorama del Dungeon Synth più “classico”, con all'attivo una discografia corposa e di qualità media piuttosto elevata.
Il nuovissimo "The Outsider", settimo album di lunga durata per il gruppo, è il primo ad essere pubblicato dalla nostrana Avantgarde e si pone, a mio parere, come uno dei migliori mai realizzato dall'artista nordico, sia per la classe dell'equilibrio tra le parti Dungeon e quelle, quasi inedite in tale forma, tipicamente Black Metal (siamo nei d’intorni di “Sorrowcrown”, per chi conosce la discografia del nostro), sia per l'ispirazione che si nota dietro i lunghi brani che lo compongono, brani dal taglio cinematografico, misterioso, violento, magico, in un complesso di musica atmosferica ma sferzante che riesce ad unire mondi molto distanti come quelli creati dai Summoning, dal più crudo Paysage D'Hiver, o dai migliori Burzum e Mortiis, con tutte le peculiarità della scena estrema finlandese, senza risultare, per questo, derivativo, ma denotando, piuttosto, una forte personalità che prorompe in ogni singolo momento dell'ascolto.

"The Outsider", dall'importante durate di oltre un'ora, non è un lavoro semplice o scontato: per suonare Dungeon Synth di qualità non bastano poche note ripetute in loop, così come per risultare credibili nel Black Metal non sono sufficienti tremolo picking e violenza, ma sono necessarie, in un caso e nell'altro, doti di songwriting non comuni e intelligenti capacità di arrangiamento che Vechi Vrăjitor di certo possiede e sfrutta per dipingere un quadro "spaziale"( a tratti viene citato Klaus Shulze), inquietante (le vocals vengono dallo spazio profondo) e, a tratti magniloquente, senza dimenticare melodie suadenti (prendete, a titolo di mero esempio, la splendida "Innigkeit", che da sola vale l'acquisto di tutta l'opera) e laceranti accelerazioni in blast beat nere come la pece, tutti elementi abilmente amalgamati e di difficile fruizione se dalla musica si cercano solo immediatezza e puro estremismo.
Gli Old Sorcery, al contrario, vanno ascoltati con molta attenzione, con la giusta predisposizione e con la propensione a lasciarsi travolgere dalla potenza emotiva (e concreta) della musica, lasciando, quindi, la mente libera di viaggiare tra le foreste incantate, ma dannatamente pericolose, che "popolano" un album dai mille volti e dalle mille sensazioni che, lentamente, si insinueranno sotto la pelle regalandovi brividi di grigio e gelido piacere.

Buon viaggio.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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