Stormwitch - The Beauty and the Beast

Copertina SV

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:1987
Durata:37 min.
Etichetta:Gama

Tracklist

  1. CALL OF THE WICKED
  2. THE BEAUTY AND THE BEAST
  3. JUST FOR ONE NIGHT
  4. EMERALD EYE
  5. TEARS BY THE FIRELIGHT
  6. TIGERS OF THE SEA
  7. RUSSIA'S ON FIRE
  8. CHEYENNE (WHERE THE EAGLES RETREAT)
  9. WELCOME TO BEDLAM

Line up

  • Andy Aldrian: vocals
  • Lee Tarot: guitars
  • Steve Merchant: guitars
  • Ronny Pearson: bass
  • Pete Lancer : drums

Voto medio utenti

Ecco lo spazio dedicato al quarto album degli Stormwitch, ed i nostri abbandonano quelle atmosfere dark che avevano caratterizzato il precedente "Stonger Than Heaven", per ritornare su sonorità più legate a quel Power Metal che a breve avrà la sua migliore espressione nei due fortunati "Keepers of the Seven Keys". Sono evidenti anche rimandi ai Running Wild ed agli Accept, ed allo stesso tempo un maggior utilizzo della melodia, scelta in ogni modo da non denigrare, visto che ci ha permesso di ascoltare la sognante "Tears by the Firelight", uno dei brani che ai tempi usavo per scardinare le corazze di chi (sopratutto ragazze) si ostinava ad arroccarsi su posizioni di rifiuto su tutto quel "rumore" che io chiamavo invece Heavy Metal! "The Beauty ..." beneficia anche di quella produzione che era finora mancata agli Stormwitch, un suono brillante con tutti gli strumenti "in bella vista". Apre l'album "Call of the Wicked" brano scattante e dal coro anthemico, segue una particolare "The Beauty and the Beast" introdotta dalle tastiere, fa capolino anche la bella voce di Lisa Wheeler, nel tentativo, ben riuscito, di fare qualcosa di diverso. Simile all'opener il terzo pezzo in scaletta, "Just for One Night", dove assistiamo ad un ottimo lavoro in fase solista che sfocia in una parte rallentata (ricca d'effetti) che caratterizza il pezzo. Ancora il mid tempo potente e scattoso di "Emerald Eye" prima della stupenda "Tears by the Firelight", una ballad intensa di pathos, durante la quale la delicata voce di Lisa si affianca (ehi!... siamo nel 1987) a quella di Andy. Un brano triste che narra dell'attesa di una donna per il suo uomo partito per la guerra... ma raccontato in modo più poetico ed evocativo. Si cambiano lato e ritmi, "Tigers of the Sea" è avvicinabile ai Running Wild, e non solo per le liriche sui pirati. Pirati che introducono (suppongo ubriachi), con uno dei più classici ..one, two three... quello che trai brani veloci dell'album, è sicuramente il meglio riuscito. Di nuovo la guerra come soggetto delle liriche di "Russia´s on Fire", altro mid tempo d'atmosfera che Andy interpreta con feeling ed a mio parere l'apice compositivo degli Stormwitch. Le due tracce che chiudono l'album, "Cheyenne (Where the Eagles Retreat)" e "Welcome to Bedlam", si muovono su ritmi più sostenuti. Tamburi di guerra indiani (almeno finché Langer non attacca con la doppia cassa) introducono il primo dei due pezzi, ispirato all'epopea indiana, vicino liricamente alla famosissima "Run to the Hills". "Welcome to Bedlam" è la canzone più vicina a quanto realizzato su "Stronger Than Heaven", infatti, nonostante la velocità di esecuzione, mantiene quel feeling dark-horrorifico che permeava il precedente album. Purtroppo gli Stormwitch non sapranno ripetersi su questi i livelli, e la loro carriera andrà in calando, fino ad un primo scioglimento. La band dal 1992 tornerà in attività con una line up rimaneggiata per un paio di album, discreti ma nulla più. Nel 1998 esce la raccolta "Priest of Evil" sulla scia della "promozione" ottenuta grazie agli Hammerfall e si inizia a parlare di reunion, che si concretizza nel 1992 con "Dance With The Witches" ed il solo Andy Mück come membro originale. Qualche tempo fa si era invece fatto vivo anche Lee Tarot con l'album dei Tarot´s Myst mentre più recentemente Peter Langer ha debuttato con i The Armada.
Si tratta ad ogni modo di due gruppi di qualità ma che si tengono a debita distanza dalle sonorità tipiche degli Stormwitch, suoni che hanno ripreso vita nel già citato "Dance With The Witches".
Speriamo che questa volta le fiamme continuino ad ardere a lungo!
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti
Capolavoro immortale!

Ho sempre pensato che questo disco e quello precedente Stronger Than Heaven siano tra i primi 10 dischi metal di sempre.Un' esagerazione? Non credo.In questi due album non esiste una singola traccia che non possa essere definita un capolavoro assoluto.Chi può vantare di avere due dischi cosi? Probabilmente il gruppo più importante e sottovalutato di sempre in ambito metal.

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