Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2024
Durata:44 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. TIME TO RISE
  2. HIGH ON LIFE
  3. GOING BLIND
  4. FREE YOUR SPIRIT
  5. FORGED IN FIRE
  6. STARDUST IN MIRRORS
  7. LAST CALL
  8. CAN’T GET YOU OUT OF MY HEAD
  9. DANCING IN THE RAIN
  10. SEE WHAT YOU BELIEVE

Line up

  • Thomas Nordin: vocals
  • Anders La Rönnblom: bass, guitar, piano
  • Tracii Guns: guitars
  • Rudy Sarzo: bass
  • Shawn Duncan: drums
  • Leif Ehlin: keyboards, Hammond
  • David Stone: keyboards, Hammond
  • Bjorn Englen: guest on bass on “Going Blind“

Voto medio utenti

Rainbow, Deep Purple e Whitesnake sono certamente da annoverare tra i gruppi più seminali del rockrama di ieri e di oggi (e forse anche di domani, mi sa …), e ormai la costituzione di un cosiddetto supergruppo è un evento talmente frequente da non sorprendere davvero nessuno.
Mettete insieme queste due considerazioni e se tale aggregazione non vi “infastidisce”, potrete concedere un’opportunità di ascolto a questo “Time to rise”, seconda fatica discografica sulla lunga distanza per i blasonati Social Disorder.
In questo modo scoprirete come Anders La Rönnblom (XRomance), Tracii Guns (L.A. Guns), Leif Ehlin (Perfect Plan), Shawn Duncan (L.A. Guns, DC4), David Stone (Rainbow, Max Webster) e Rudy Sarzo (Quiet Riot, Whitesnake, Ozzy, …) hanno deciso di “omaggiare” i tre suddetti venerabili dell’hard britannico, affidando al “vocione” di Thomas Nordin (dalle sfumature timbriche che mi hanno ricordato Kal Swan) il compito di assecondare con perizia una devozione molto (a tratti, pure un po’ troppo …) evidente.
Così, se la preparazione tecnico/interpretativa non è in discussione, è impossibile dissimulare qualche dubbio proprio in merito alle composizioni, talvolta veramente prossime ad una (per quanto competente) emulazione dei “classici”.
Can’t get you out of my head”, per esempio, non può proprio non ricordare una sorta d’interpolazione tra “Black night” e “Strange kind of woman” e pure “Forged in fire” potrebbe verosimilmente indurre Ritchie Blackmore a reclamare i diritti d’autore (magari tramite il suo antico sodale David Stone …).
Altrove, fortunatamente, la venerazione è meno “vistosa”, con una title-track che delizierà anche gli estimatori degli Alcatrazz, una “High on life” dalle forti (ma non moleste …) reminiscenze Whitesnake e una “Going blind” che celebra in maniera piuttosto efficace la grande aristocrazia del settore.
Free your spirit” accentua la componente blues n’ soul del programma, segnalandosi tra i momenti migliori di “Time to rise”, mentre “Stardust in mirrors” piace per il groove vischioso e la gradevole “Last call” lambisce “pericolosamente” un altro eccesso d’ispirazione Purple-iana.
All’appello mancano ancora il feeling symphonic-gospel di “Dancing in the rain” e la conclusiva “See what you believe”, che striscia nei sensi sinuosa e ombrosa e finisce per lusingarli nonostante la “familiarità” del modus operandi.
Dare vita ad una all-star band implica un onere che dovrebbe travalicare il concetto di accuratezza formale … i Social Disorder mi sembra abbiano invece puntato un po’ troppo su questo aspetto, ricalcando i nobili standard in maniera oltremodo rigorosa e rendendo “Time to rise” un disco complessivamente piacevole, ma imprescindibile solo per i bulimici del classic hard-rock.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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