Copertina 7

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2023
Durata:32 min.
Distribuzione:Asher Media AMR

Tracklist

  1. THE ARROW
  2. SOMETHING WICKED
  3. OUTLAW
  4. TROPICAL NIGHTMARE
  5. RAVENSTONE
  6. THE DICTATOR
  7. DIESEL PUNK
  8. HELL CAMPAIGN

Line up

  • Sim ”G” Giard: guitars and vocals
  • Dave “Meister” Mayot: bass
  • Simon “Lefty” Nadeau: drums

Voto medio utenti

La copertina di "Hell Campaign" ritrae le trincee della Prima Guerra Mondiale, per la precisione quelle della battaglia della Somme, mentre il nome del gruppo guarda un po' più avanti nel tempo, al noto bombardiere nella R.A.F. della Seconda Guerra Mondialel: 'Avro 683 Lancaster.

Credo, tuttavia, che più che appassionati di Storia Militare questi tre canadesi (dal Québec) si siano ispirati al più famoso bombardiere della scena Hard&Heavy: "Bomber" ("The way we fly... Five miles off the ground...").

Quale sia stata l'ispirazione, è un piacere vedere come questo trio sappia far pulsare i propri strumenti, soprattutto senza limitarsi a presentarsi come gli ennesimi sterili epigoni dei Motorhead e gli va riconosciuto di essere stati in grado di fondere la lezione di Lemmy con impulsi thrasheggianti e per le concessioni allo US Metal di cui si trovano tracce, ad esempio, nella titletrack.

Certo, sull'iniziale "The Arrow" il basso di Dave Mayot deve molto al Rickenbacker di Lemmy mentre Sim Giard fa un bel lavoro alla solista, oltre a scartavetrarsi l'ugola per tutto la durata dell'album, e quando poi ci si addentra, oltre a episodi un po' più canonici come "Tropical Nightmare" o "Ravenstone" (accostabile ai Metallica), emergono ulteriori soluzioni, comunque sempre ruvide e graffiante, come per la punkeggiante "Outlaw" (che mi fa pensare a dei Body Count meno incazzati del solito) o nel Thrash contaminato di "Diesel Punk".
Una varietà in qualche modo inaspettata e che ritroviamo anche a livello di liriche, dato che solo due o tre brani sono incentrati su temi di guerra e affini, mentre "Something Wicked" sembra parlarci di stregoneria ed incantesimi, e "Ravenstone" della pena di morte.

Dopo un primo EP nel 2019, dall'esplicativo titolo di "Bomber" (beh, troppo facile così…) e giunti al loro secondo album, i Lancaster, sempre ruvidi e graffianti, trasmettono un'importante impressione di solidità e concretezza.




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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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