The Kryptik - A Journey To The Darkest Kingdom

Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2023
Durata:69 min.
Etichetta:Purity Through Fire

Tracklist

  1. A JOURNEY TO THE DARKEST KINGDOM
  2. INTO THE BLASPHEMY RITUAL
  3. THE ROTTEN WOUNDS OF THE BLESSED
  4. UNHALLOWED
  5. BLOODTHIRSTY THE MIGHTY BESTIARY
  6. THE SOVEREIGN WHORE
  7. OPUS LUCIFERO

Line up

  • F. Tormentor : drums
  • D. Sinner : vocals, guitars, bass, keyboards

Voto medio utenti

Dopo 4 anni d’assenza sul mercato torna una delle migliori symphonic black metal band degli anni ’90 ah no aspettate un attimo … il gruppo si é formato nel 2013 ma ascoltando tutta la loro (ottima discografia) non ce ne se ne rende assolutamento conto … Il debut ‘Through Infinity Of Darkness’ era una sorta di omaggio agli Emperor che furono, fatto in maniera coscienziosa e con grande gusto. Dal seguente ‘When The Shadows Rise’ il duo carioca ha preso un po’ le distanze dai loro propri padri putativi, senza mai rinnegarli, e oggi approda alla perfetta fusione di quanto di meglio proposto in ambito sinfonico nella norvegia di fine millennio … Prendete gli immancabili Emperor, aggiungeteci un inevitabile tocco dei migliori Dimmu Borgir e dategli una bella passata di Limbonic Art e otterrete la magnificenza di ‘A Journey To The Darkest Kingdom’ ! In effetti se siete un po’ più giovani potreste semplicemente pensare alla fusione di Vargrav con Mooncitadel e sareste ancora più prossimi alla comprensione della band… detta cosí i The Kryptic rischiano di passare per degli abili maestri del ‘copia e incolla’ e questo non non sarebbe e non é giusto, in quanto il duo brasiliano sa esprimere in maniera propria ció che ha imparato dai grandi del passato e cosí, seppure in ‘The Rotten Wounds Of The Blessed’ si manifestano i Dimmu Borgir di inizio carriera, é altrettanto vero che il pezzo esprime una sua personalità plumbea ed oscura solo mitigata dall’accelarazione che a metà pezzo, eleva il brano a vero highlight dell’album. I restanti brani sono tutti indistintamente molto validi, con strutture articolate e molto lunghe che peró non annoiano mai grazie ad una capacità tecnico-compositiva di rilievo. Una mia ulteriore preferenza tra i pezzi proposti va a ‘Unhallowed’ dove i Limbonic Art di ‘In Abhorrence Dementia’ si prendono la scena … I solos e le vocals declamatorie (sia in ‘Into The Blasphemy Ritual’ che in ‘Bloodthirsty The Mighty Bestiary’ ) arrichiscono ancor di più la proposta che puó, ovviamente, contare sempre su grandi fughe tastieristiche e melodie di ampio respiro. Se c’é un appunto che si puó fare all’album é che in tanta ‘pomposa perfezione’ si perde un po’ l’immediatezza e l’aggressività primordiale del black (molto presente nel debut per esempio), ma se questo é un ‘pegno’ da pagare per ascoltare queste 7 magnifiche sinfonie, che ben venga … Déjà vú si, ma di altissima classe , ottimi !

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