Copertina 7

Info

Anno di uscita:2021
Durata:36 min.
Etichetta:Rockshots Records

Tracklist

  1. BIRTH
  2. THE TOWER
  3. GUARDIAN
  4. THE WAITING IS OVER
  5. DESTROYER OF WORLDS
  6. EVERY DROP OF MY BLOOD
  7. SUNRISE
  8. A HOME FORGOTTEN
  9. NATION OF MAN
  10. WANDER ON

Line up

  • Andreas Stoltz: vocals and guitar
  • Stalder Zantos: drums

Voto medio utenti

"Between Eternities of Darkness" si era rivelato un album più che interessante che aveva riportato in auge, dopo vent'anni di silenzio, il nome degli Hollow.

Poco importa che ormai siano un progetto solista di Andreas Stoltz, il quale ha realizzato anche il nuovo album, "Tower", in solitaria (non posso che confermare le mie considerazioni su Stalder Zantos), cantando e suonando praticamente tutti gli strumenti.
Quello che invece dispiace, è che il nuovo album non renda merito a tutte aspettative create dal suo predecessore. Infatti, se "Birth" e "The Tower" proseguono sulla sua scia dosando Classic e Progressive Metal con delle belle melodie, con "Guardian" affiora già qualche perplessità, anche a livello sonoro, visto che il drumming se ne esce freddo e troppo meccanico. Anche la seguente "The Waiting Is Over", salvo il riuscito assolo di chitarra, si lascia alle spalle qualche dubbio, soprattutto nel cantato di Stoltz, che non pare particolarmente ispirato. Meglio le tinte progressive che affrescano "Destroyer of Worlds" e "Every Drop of My Blood", e danno personalità ad un paio di canzoni che viaggiano su ritmi elevati. "Sunrise" è invece caratterizzata dai chiaroscuri e dai cambi di ritmo che Stoltz dosa con misura, anche quando si addentra in territori vicini al Thrash Metal, il tutto con ottimi risultati. Gli stessi che raccoglie la seguente "A Home Forgotten" altro brano che si regge sul dualismo tra passaggi melodici e improvvise scariche di energia. Meno suggestivo invece il blend tra Metal e Progressive propostoci da "Nation of Man", con i suoi rimandi a Crimon Glory e Queensrÿche, per una buona intuizione non particolarmente ben finalizzata. Una chitarra ruvida ed graffiante ci introduce infine alla conclusiva "Wander On", tuttavia l'entusiasmo si spegne fin troppo velocemente, alla prese con un episodio sommesso e poco avvincente.

"Tower" mi è sembrato un disco un po' troppo frettoloso, anche nella durata di appena trentasei minuti. Credo, anche guardando nuovamente a "Between Eternities of Darkness", si potesse fare di meglio.

Mezzo passo indietro.



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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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