Wonders - The Fragments Of Wonder

Copertina 7

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2021
Durata:44 min.
Etichetta:Limb Music

Tracklist

  1. GOOD & BAD
  2. PRETENDER
  3. LOSING THE DREAM
  4. BEYOND REDEMPTION
  5. FREEDOM
  6. WHERE THE SUN DOESN'T SHINE
  7. INDIGO WORLD
  8. SACRIFICE
  9. MIRACLE OF LIFE
  10. FRAGMENTS OF WONDER

Line up

  • Luca Negro: bass
  • Giorgio Lunesu: drums
  • Pietro Paolo Lunesu: guitars, songwriting, lyrics
  • Bob Katsionis: keyboards
  • Marco Pastorino: vocals, songwriting, lyrics

Voto medio utenti

C’è un pò (MOLTO) di Secret Sphere, una manciata di Temperance (non potrebbe essere altrimenti) ed anche un pizzico di Vision Divine (quelli più melodici ed intimi dell’ ”era Luppi”, per intenderci) nel debutto discografico degli Wonders, intitolato The Fragments Of Wonder, uscito per Limb Music al crepuscolo di questo 2021.

La band in questione non è assolutamente formata da dei novellini ma anzi, si potrebbe intendere come una sorta di progetto parallelo degli Even Flow, considerando che è formata dai fratelli Giorgio Lunesu alla batteria e Pietro Paolo Lunesu alla chitarra, Luca Negro al basso, Marco Pastorino (ex-Secret Sphere, ex-Shining Fury, Virtus Symmetry, Temperance) alla voce, tutti già membri della formazione sarda, a cui si affianca un tastierista d’eccezione (nonchè produttore), come Bob Katsionis (ex-Firewind, ex-Serious Black, ex-Imaginery).

La proposta musicale sciorinata dagli Wonders quindi, è quella di un power metal di stampo fortemente melodico che, nelle prime 4 tracce, sembra convincere in maniera incondizionata, potendo contare su delle composizioni particolarmente riuscite, con un perfetto bilanciamento tra musicalità ed aggressività, grazie soprattutto ad un Katsionis sugli scudi (è un piacere sentirlo nuovamente cosi ispirato, come ai tempi dei Firewind) ed un Marco Pastorino in stato di grazia che. in tracce quali l’accattivante Good & Bad, la suadente Pretender e la “catchyssima” Beyond Redemtpion, dimostra come, dal punto di vista della tecnica vocale, abbia appreso moltissimo, durante gli anni trascorsi nei Secret Sphere, da Michele Luppi.
L’apice del disco è la bellissima Losing The Dream, brano introdotto da un basso “alla Wrathchild”, che poi però segue una sua struttura del tutto personale, a metà strada tra prog e power, con una sezione ritmica quanto mai irrequieta e imprevedibile e delle linee melodiche in costante evoluzione, che terminano con, ciliegina sulla torta, delle azzeccatissime tastiere anni ’90, tipicamente dreamtheateriane, riprese poi qualche traccia più avanti dall’altrettanto elegante Sacrifice.

Tutto perfetto quindi per questo debut?

Eh no cari miei, sarebbe troppo bello...

Per assurdo, il limite di The Fragments Of Wonder è da ricercare proprio nel suo punto di forza, ossia la maniacale cura delle composizioni melodiche che, alla lunga, risulta essere la classica, come si suol dire, “croce e delizia” di questo lavoro, in quanto, durante la seconda metà dell’album, nella maggior parte dei brani, l’ago della bilancia pende decisamente verso la spasmodica ricerca della musicalità a tutti costi, a scapito quindi della struttura portante dei pezzi che, inevitabilmente sembrano sciogliersi come neve al sole, perdendo la loro incisività; è questo il caso di Freedom, di Miracle Of Life (a proposito di quest'ultima traccia, è a dir poco, inquietante la sua somiglianza con “Here in 6048” dei Vision Divine...non diteglielo a Olaf....) o della stessa title-track.

Detto questo però, tutto sommato, The Fragments Of Wonder è un album gradevole e molto convincente, soprattutto se paragonato a certi lavori dello stesso Pastorino coi Temperance ad esempio (in cui, spesso ci si imbatte negli stessi limiti di cui sopra, quasi tutti riconducibili ad un'eccessiva ricercatezza melodica, a scapito della sostanza,) o con gli stessi Even Flow, ed in cui è particolarmente emozionante tornare a sentire il buon Katsionis, a livello di song-writing (oltre che di produzione), cosi ispirato, come non accadeva da tempo.
Insomma, per essere un esordio, tra inevitabili alti e bassi, va più che bene cosi!







Recensione a cura di Ettore Familiari

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