Copertina 5,5

Info

Anno di uscita:2020
Durata:15 min.
Etichetta:Helldprod Records

Tracklist

  1. INVOCATION SPELLS
  2. SATANIC FORCE
  3. NO MERCY FOR THE WEAK
  4. MARK OF THE CHAINSAW
  5. EVIL POSSESSION

Line up

  • Gustavo "Sadistik": vocals, guitars
  • Daniel "Bloodthirster": lead guitars
  • Guilherme "Blasphemous": bass
  • José "Hellkrätus": drums

Voto medio utenti

Continuano a spuntare fuori come funghi giovani gruppi che decidono di dedicarsi anima e corpo alla riscoperta delle vecchie sonorità speed/thrash degli anni ’80. Come è facile intuire, il mercato è decisamente saturo, bisogna quindi sapersi orientare e capire chi tra queste band riesce a proporre qualcosa di realmente valido e quindi a metterci anche capacità oltre alla passione, quella quasi sempre presente, bisogna ammetterlo, e chi no.

Beh, diciamo che i Vectis, dal Portogallo, purtroppo per loro rientrano in questa seconda categoria. È innegabile che i nostri siano incredibilmente presi dalla loro musica, la passione trasuda da ogni singola nota, ma il songwriting non è altrettanto all’altezza. I brani sono eccessivamente scarni, troppo sempliciotti e ripetitivi. L’impressione che si ha è che i nostri pensino più a pestare duro sull’acceleratore e non a trovare riff di un certo rilievo. E sembra quasi che una volta che sono riusciti a partorirne uno se lo tengano ben stretto, riproponendolo allo sfinimento per tutto il resto del brano.

Per carità, le idee carine ci sono, qualche bel riff qua e là l’hanno tirato fuori, ma i brani sono di una monotonia disarmante, piatti, senza una variazione, senza dinamica, e soprattutto sono suonati meccanicamente, a dirla tutta neanche poi così bene, visto che anche dal punto di vista interpretativo ci sono lacune ben evidenti, con stacchi non precisissimi, qualche nota sbavata qua e là e la batteria che a volte sembra faticare a stare dietro ai ritmi veloci imposti dai due axeman. E a proposito di chitarristi, sembra che questi abbiano lo stesso problema di Mat dei Warsenal, e cioè un riffing tarantolato, che ripetuto all’infinito per tutto il brano ti porta davvero allo sfinimento.

Insomma, tanta voglia di spaccare tutto, tanta velocità, tanta cattiveria, qualche riff buono qua e là, ma poi niente più. Sarebbe ora, dopo tutti questi anni di revival, che le giovani band comincino a capire che per suonare speed/thrash di qualità non basta solo tutto questo e aggiungere qualche Satan qua e là e qualche toppa sul giubbino, ma ci vuole comunque la qualità, ci vuole fantasia, vi vuole capacità di coinvolgere l’ascoltatore. Se pensi solo a correre a duecento all’ora non hai capito granchè…
Recensione a cura di Roberto Alfieri

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