Copertina 7

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2019
Durata:46 min.
Etichetta:Rock Of Angels Records

Tracklist

  1. HELLSIAH
  2. OUT FOR BLOOD
  3. KICK IT DOWN
  4. MARCH DAVAI
  5. MURDER IN THE RYE
  6. UNDER THE BLACK VEIL
  7. DAMNATION
  8. KILL OR BE KILLED
  9. THE NIHILIST
  10. LOVE, ETERNAL

Line up

  • Marcus Heinonen: vocals
  • Johan Bergman: guitars
  • Daniel Almqvist: guitars
  • Christoffer Almqvist: drums
  • Thomas Berggren: bass

Voto medio utenti

Mi sono stupito un po’ nell’apprendere della trasformazione stilistica degli Aerodyne, autori nel 2017 di un pregevole e apprezzato albo di sleaze-metal (dalle sfumature pop- punk) intitolato “Breaking free”.
Passano due anni e ritrovo gli svedesi rimaneggiati nella formazione (bassista e cantante nuovi, con Daniel Almqvist che abbandona il microfono per concentrarsi sulla chitarra) e votati a quella NWOBHM che con alcuni dei suoi maestri incontrastati (Iron Maiden, Saxon, Motörhead, Judas Priest, Diamond Head, …) diventa il principale riferimento ispirativo di “Damnation”.
Come valutare questa “conversione”? Beh, diciamo abbastanza positivamente (almeno dal punto di vista dei risultati sonori), ma se l’intento era di scalzare i connazionali Enforcer dal loro ruolo di “svedesi più britannici” della scena HM internazionale, forse sarà meglio, per il momento, ridimensionare le proprie ambizioni.
Intendiamoci, il disco suona potente e incisivo, la band è in forma e moderatamente ispirata e piacciono anche quelle sporadiche scorie di virulenza stradaiola (qualcosa tra i primi Motley Crue, Shotgun Messiah e Crashdïet) che ancora affiorano nel sound dell’opera, ma da qui a rappresentare un punto di svolta nelle gerarchie del revival metallico odierno, ce ne passa parecchio.
Accontentiamoci, dunque, di tre quarti d’ora abbondanti di musica tagliente, coinvolgente e piacevolmente prevedibile, alimentata, per ben iniziare, dalle pulsazioni corroboranti di “Out for blood” (che arriva dopo l’introHellsiah”, vagamente alla Metallica), dalle accelerazioni di “Kick it down” e dalle cadenze striscianti e anthemiche di “March davai” (con un pizzico di fantasia, una specie di Offspring nati a Londra).
Il “tiro” di “Murder in the rye” non farà fatica a entrare in circolo nei sensi degli appassionati del settore, e lo stesso destino è riservato a “Under the black veil”, con i suoi riffoni e la melodia adescante, alla caliginosa title-track e all’aggressione di natura speed-metal di “Kill or be killed”.
Il tocco esotico e i chiaroscuri di “The nihilist” rendono il brano il mio preferito del programma, mentre con “Love, eternal” gli Aerodyne riprendono a galoppare su terreni maggiormente “sicuri”, affidando all’ennesimo inno cromato di matrice Maiden-iana le proprie mire di adescamento.
Pur favorevolmente colpiti da “Damnation”, è necessario rilevare la mancanza di un preciso “carattere” che lo distingua dalle numerose produzioni analoghe contemporanee, aspetto che finisce per certificarlo come una competente ed energica operazione di “riciclaggio”.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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