Copertina 8

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:1981
Durata:35 min.
Etichetta:Arista

Tracklist

  1. POWER LOVER
  2. CRANK IT UP
  3. HUNGRY FOR SOME LOVE
  4. MUSIC MAN
  5. WOMAN
  6. NOTHING GOING ON IN THE CITY (WHITE HONEY COVER)
  7. GET READY TO ROCK 'N' ROLL
  8. ACE IN THE HOLE (ROBERT FLEISCHMAN COVER)
  9. ROCK HARD
  10. ROLL WITH THE NIGHT

Line up

  • David “Rock” Feinstein: guitar, vocals
  • Gary Bordonaro: bass
  • Carl Canedy: drums

Voto medio utenti

Grandissimo power trio di New York questi The Rods, formati attorno all'ex chitarrista degli Elf David Feinstein, cugino di Ronnie James Dio.
I The Rods esordirono un anno prima con Rock Hard sulla piccola etichetta Primal e questo 'The Rods' è identico salvo che per tre brani dove solo il mixaggio finale fu rifatto.
È una band che ha sempre fatto dell'irruenza un'arma vincente tanto che, dopo l'ottimo Wild Dogs ('82), In The Raw ('83) li vide schedulati per la compagine di Mike Varney, la Shrapnel, e gli heavies più scafati sanno benissimo che sound andava proponendo l'etichetta, capace di innumerevoli titoli da culto che sono rimasti impressi sugli annali per ogni amante del genere.

Poi, sempre nell'83, i Rods diedero alle stampe un live, una sorta di spartiacque con gli ultimi due album da studio dove i nostri mostrano un alleggerimento del suono (Let Them Eat Metal dell'84 e Heavier Then Thoughts dell'86). Sempre dell'86 è un altro buon album a nome Hollywood.
La mia scelta è però incentrata su questo debutto su larga scala, in quanto mi sembra il più roccioso e compatto della loro discografia, tanto basta per decretarlo come un classico minore.

'Power Lover' mette subito le cose in chiaro, con riff dalla presa immediata che li riconduce ad un'altra band di New York di quegli anni: i Riot.
Esuberanza hard rock'n'rollistica è esibita anche nell'urgente Crack It Up.
'Hungry For Some Love' è piu' blueseggiante ma sempre piena zeppa di ottani, come se i Mountain incrociassero i Montrose!
'Music Man' ha un riff vizioso ad ammiccante, mentre 'Woman' è la loro idea di romanticismo in un disco come di diceva rocciosissimo che concede ben poche pause.
'Nothing going on in The City' si può definire speed metal, prima che l'etichetta venisse coniata, riveduta e corretta.
Ma, credetemi, tutto il disco si attesta su livelli altissimi, è un ball of fire, un vero e proprio moloch antesignano. E come reliquia deve essere trattato, un atto vomitato fuori dai bassifondi newyorkesi con un feeling probante e genuino. Fantastici.

Recensione a cura di Fabio Zampolini

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