Copertina 7

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2017
Durata:21 min.
Etichetta:Nuclear Blast Records

Tracklist

  1. REGICIDE
  2. CHILDREN OF THE SACRED PATH
  3. GUILTY AS CHARGED
  4. HAIL TO THE KING
  5. LOSING MY MIND
  6. KINGSLAYER
  7. KINGDOM OF THE BLIND
  8. HEADSTRONG
  9. LAST FAREWELL
  10. RED FLAG

Line up

  • Victor Smolski: guitars, keyboards
  • Andy B. Franck: vocals
  • David Readman: vocals
  • Jeannette Marchewka: vocals
  • Athanasios “Zacky” Tsoukas: drums
  • Tim Rashid: bass

Voto medio utenti

Il successore dell'ottimo "Tsar" - uscito appena l'anno scorso - è un disco a due facce: la prima dimostra la volontà di Smolski e soci di suonare più heavy e meno "barocchi"; la seconda (e alle mie orecchie meglio riuscita) ricalca più fedelmente il sound del sopraccitato debut fatto di arrangiamenti elaborati e melodie tanto ficcanti quanto facilmente assimilabili.

L'incipit di "Regicide" è teatrale alla maniera dei Savatage o dei Queensrÿche, prima dell'assalto dell'ex-chitarrista dei Rage con un "killer riff" che fa da base per l'intera traccia. In questo caso specifico, le orchestrazioni sembrano addirittura di troppo, e snaturano in parte le intenzioni "in your face" dei "nuovi" Almanac. Smolski è protagonista indiscusso anche in "Children Of The Sacred Path", che non avrebbe sfigurato in album del calibro di "Soundchaser" o "Speak Of The Dead". La fin troppo lineare "Guilty As Charged", a cavallo tra heavy e power metal, prelude a "Hail To The King", riuscito mix di hard rock, heavy metal e musica da film. "Losing My Mind" spicca per la presenza di synth e beat elettronici (più scontate le linee vocali) ed è dalla titletrack in poi che i riferimenti al recente passato della band si fanno evidenti. L'accoppiata "Kingdom Of The Blind"/"Headstrong" scorre via che è un piacere, mentre "Last Farewell" è una ballad senza infamia e senza lode condita con irritanti flauti di pan sintetici che - senza offesa - fanno un po' "peruviani in festa". La chiusura è lasciata a "Red Flag", brano convincente che strizza l'occhio al thrash ma che forse sarebbe stato più valorizzato a metà tracklist.

Non posso nascondere di aver preferito l'esordio, ma non si può di certo dire che "Kingslayer" sia un brutto disco. Fan di Smolski, avvicinatevi senza timore.

Recensione a cura di Gabriele Marangoni

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