Copertina 6

Info

Genere:Prog Rock
Anno di uscita:2016
Durata:50 min.
Etichetta:Prophecy Productions

Tracklist

  1. BONFIRES
  2. ENTHRALLDOM
  3. BLITZ
  4. POWOW
  5. OPIUM

Line up

  • Damien Mullane: guitar
  • Matt Bashford: uilleann pipes, low whistle, native american flute
  • Ronan Ryan: transverse wooden flute, flute head
  • Stephen Hughes: bass
  • Ray Murphy: drums, percussion

Voto medio utenti

Gli irlandesi Iron Mountain propongono una musica interamente strumentale che mi sento di definire prog rock. Lo premetto perché, almeno nelle ambizioni della formazione, questa è l'etichetta che ritengo più "adeguata" a descrivere un sound che sposa strumenti acustici (prevalentemente "locali") ed elettrici e che unisce generi come il doom, il jazz, il post-rock, il folk della propria patria e la psichedelia. Troppa roba? Forse sì...

I cinque (soporiferi) brani che compongono "Unum" potrebbero essere davvero intriganti, ma soffrono, a mio avviso, della "sindrome da esordio" che affligge quelle formazioni che al debutto pretendono di strafare e di mostrare TUTTO quello che sono in grado di fare, rinunciando così a quel filo di misura in più che farebbe sicuramente la differenza. L'introduttiva "Bonfires" (tra gli episodi più riusciti del full-length), inizia rarefatta tra momenti acustici ed elettrici (mi ha ricordato certe cose del primo Brian Eno) e si indurisce a poco a poco prima del finale, non proprio convincente, lasciato all'unisono chitarra/violino di vaga memoria progressiva. La successiva "Enthralldom" è più inquietante nelle sue atmosfere alternative create dagli arpeggi di chitarra ma non lascia il segno più di tanto. "Blitz" sa quasi di brit-rock e nel suo essere ipnotica presenta, finalmente, un ottimo finale di memoria crimsoniana. "Powow" e "Opium" (il titolo parla da sè) sono brani pesanti nel senso meno nobile del termine tra influenze doom, altre blues/rock, assoli di flauto, di violino e di sax, centellinati in molteplici e stancanti cambi di passo e di dinamica.

Scomodando la linguistica si potrebbe dire che le tracce di questo album suonano come delle frasi piene di belle parole sconnesse tra loro ma non come dei discorsi interessanti, coerenti e coesi. Il progetto ha dei punti di forza, ma a livello formale/strutturale c'è molto lavoro da fare: il rischio della caoticità è dietro l'angolo.
Recensione a cura di Gabriele Marangoni

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