Nefastoreth - Imperium Serpentis Evangelii

Copertina 7

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2014
Durata:non disponibile

Tracklist

  1. THE SACRED EXILE
  2. DISPERSIND THEIR ASHES
  3. ET LAUDABUNT DOMINUM QUI REQUIRUNT EUM
  4. MARTYR
  5. DOCTRINE III
  6. IMPERUM SERPENTIS EVANGELII
  7. INVOCATION 333

Line up

  • Void: chitarra
  • Nahash: voce
  • Svart: batteria
  • Rahab: chitarra
  • Sauzer: basso

Voto medio utenti

Nell'immane calura della prima settimana di luglio, sono stato parzialmente salvato dal secondo album dei laziali Nefastoreth. Parzialmente, perché se il mio flaccido corpo continuava ad emettere secrezioni sudoripare ed i polpastrelli assumevano lentamente l'effetto "mani da piscina", almeno con la mente ero proiettato altrove, al buio, al gelo ma certo non al sicuro.

Micidiale è la scarica di raw black metal con cui la band ci travolge, un mix letale di misantropia, rabbia, frustate e sofferenza, una proposta tipicamente norvegese che richiama a più riprese i Gehenna e gli Immortal di Pure Hlocaust, senza disdegnare un tocco svedese di Setherial, percepibile in certi riff. La velocità è spesso alta ed i violenti blast beat sono ottimamente supportati da chitarre che conoscono bene la materia e sono capaci di scarnificare con precisione, mentre una voce malata, tramite urla strozzate e disumane, si accanisce contro tutto schifando l'umanità intera. Imperium Serpentis Evangelii non è solo ipervelocità, parti più lente dal feeling sinistro e dalle taglienti "melodie" si materializzano durante l'ascolto, sempre all'interno di suoni scarni, primordiali, che sguazzano nel true black metal non solo a livello sonoro ma di attitudine.
Ammetto che alcune parti presentano una certa ripetitività e che un alone di già sentito emerge marcato ma, se siete qui a leggere, sapete bene che con l'originalità, in questo ambito ci si può allegramente pulire il cu.. ore, quello che conta è proporre in maniera convincente un panorama di morte con cui annientare la melma che ci circonda. I Nefastoreth sanno farlo bene.

Recensione a cura di Francesco Frank Gozzi

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