Copertina 7

Info

Anno di uscita:2003
Durata:54 min.
Etichetta:Escape
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. DEVIL'S ADVOCATE
  2. THE BEST IS YET TO COME
  3. GONE FOR GOOD
  4. HEAVEN OR HELL
  5. NEW BEGINNING
  6. 1982
  7. PULL YOU DOWN
  8. LOVE LIES BURIED
  9. BACK TO YESTERDAY
  10. AND THIS IS WHY
  11. WHEN YOU WERE MINE
  12. ON TIME

Line up

  • Anders Rydholm: bass, guitars, keys
  • Peter Sundell: lead vocals, guitars
  • Per Svensson: lead vocals, keys
  • Christian Sundell: drums
  • Ola af Trampe: guitars

Voto medio utenti

Arrivato il momento di recensire questi Grand Illusion mi sono sentita un po' spiazzata per il fatto di non sapere chi diavolo siano.
E allora, con lo stesso entusiasmo di chi si accinge a togliersi le scarpe per andare a letto, ho accomodato "Ordinary Just Won't Do" nel lettore.
Ebbene, abituata ormai a vivere ogni nuovo ascolto con la speranza di scovare il qualcosa di nuovo che polverizzi i cliché abituali del rock duro, ho trattenuto a forza la smorfia di disappunto quando un quattroquartacci scontato abbinato a un riff sentito, risentito e strasentito, ha aperto "Devil's Advocate", la prima traccia di questo terzo lavoro dei Grand Illusion. Per un momento ho creduto che il nome della band spiegasse da solo i contenuti espressivi della loro musica...
Ormai rassegnata a dovermi sorbire ben 12 tracce composte da pattern scontati e ripetitivi, ho notato con sorpresa che i cinque musicisti sono... svedesi.
Premessa.
I Grand Illusion sono svedesi e fin qui ci piove. E ci piove a dirotto perché sfido chiunque ad attribuire questa nazionalità ad un gruppo che riassume nei propri brani un patrimonio lirico e melodico che appartiene alle super band d'oltreoceano. Forse non è un caso che il nome della band coincida con il capolavoro supremo degli Styx (Grand Illusion, 1977). E forse non è un caso nemmeno che Peter Sundell e Per Svensson (le due voci di G.I.) abbiano partecipato nel 2002 al "Tribute To Boston" (Escape Records).
E se dopo queste supposizioni scopro della collaborazione su questo platter di gente del calibro di Steve Overland (FM), Chris Ousey (Heartland), Steve Newman (Newman), e della presenza di un maestro di produzione quale è Tommy Hansen (Pretty Maids, TNT, Helloween) tutto questo mi lascia supporre che forse valga la pena di approfondire la conoscenza del gruppo.
Documenti alla mano (quelli anagrafici), vengo a sapere che i nostri svedesi sono vecchi lupi di mare che calcano le scene singolarmente dai primi anni 80, incrociando le proprie strade nel 1997 sotto il nome Promotion con l'uscita di un album intitolato "Not For Sale" a cui fa seguito, l'anno successivo, il secondo e ultimo lavoro "Yeah, Yeah".
Nel 2000 avviene la mutazione in Grand Illusion con l'uscita, l'anno seguente, del debut album "The Book Of How To Make It" che riscuote consensi favorevoli dalla stampa specializzata , mettendo in riga nomi ben più affermati del panorama AOR.
Nel 2002 vede la luce "View From The Top" che annovera fra l'altro il contributo del duo Ousey - Morris degli Heartland.
Naturale successore, e forse migliore del precedente, "View From The Top" mette in evidenza le reali intenzioni della band, che non mirano a scrivere una pagina nuova nella storia del rock (cosa peraltro assai difficile), ma piuttosto a soddisfare il palato sofisticato ed esigente di un pubblico attento alle più piccole sfumature.
In questo i Grand Illusion riescono benissimo, dando prova di una preparazione all' altezza del compito e con un risultato per niente scontato.
Ebbene, tornando a "Ordinary Just Won't Do", dopo il momento di indifferenza vissuto durante lo scorrere della prima traccia, ho dovuto ricredermi nel prosieguo dell' ascolto riuscendo a smentire una prima impressione quanto mai sbagliata. Anche se a tratti non del tutto convincente, il disco è intelligente, fatto bene, ben suonato e ancor meglio arrangiato. La mano di Hansen confeziona un vestito di rara bellezza al sound della band, colmando forse l'unica lacuna evidente nei lavori precedenti del gruppo.
Pur fedeli alla linea, con l'incedere incalzante di "The Best Is Yet To Come", i G.I. danno una sterzata netta mettendo in mostra l' anima più hard e lasciando momentaneamente da parte il carattere più squisitamente pomp. Gran bel pezzo questo, nel quale l'ugola di Svennson raggiunge il K2 (e senza bombole di ossigeno). Ma la vera rivelazione è senz'altro il wonder boy Ola Af Trample, ragazzo prodigio della sei corde che debutta nella band al posto di Ola Karlsson, membro storico della band e presente nel disco in veste di song writer. Si passa poi a "Gone for Good ", il classico mezzo tempo che inizia bene e si perde per strada, e che mette in risalto più le doti di arrangiamento che quelle di composizione della band.
Il lentone strappalacrime "Heaven Or Hell" è tutto da ascoltare mano nella mano con la propria donna, di sapore Sanremese quando il finale alza di tonalità per dare sfogo a un intreccio di cori che invitano il pubblico al trionfo di applausi. "New Beginning" e "1982" riportano un po' di freschezza nuova al disco. Si passa indenni dalla cadenza ipnotica del primo alla vivacità del secondo, caratterizzati entrambi dall'estro superbo di Trample che dà prova di padronanza tecnica prendendo a piene mani dagli shredder americani.
"Pull You Down" potrebbe essere benissimo sostituito dai consigli per gli acquisti, per quanto poco esprime. Uno dei pezzi migliori è invece "Love Lies Buried" che sposa la filosofia del fast 'n furious : lascia di stucco l'energia sprigionata dai cinque che mai avevano osato su ritmi tanto vertiginosi. Un apnea di quattro minuti a cavallo di un drumming potente e di altri tempi, con il giovane Trample che dà ancora una volta spolvero dei propri mezzi e con un Tommy Hansen nell'occasione impegnato all'Hammond.
Le quattro tracce seguenti riportano il treno sui binari della melodia classica. "Back To Yesterday" e "When You Were Mine" aggiungono poco di nuovo rispetto a quanto già sentito, anche se la prima denota senz'altro più personalità rispetto alla seconda, che è invece gravemente carente di significato. Un piccolo gioiello è invece l'altro lentone del disco: "And This Is Why", pezzo antiestivo per eccellenza causa il forte carattere malinconico che esprime. Tanto di cappello ai G.I. che stavolta ci vanno pesanti nel voler turbare l'animo dell'ascoltatore con una prova da gran maestri del rock sentimentale. Il pezzo da solo vale metà del prezzo del cd, e mi rivolgo ai nostalgici del buon pomp rock che fu. E, ripetitivo fino alla morte, attribuisco il mio plauso finale ancora al pocopiuchebimbo Ola Af Trample, capace di usare in modo intelligente la dote che madre natura gli ha dato per trasformare uno sweep piking, tanto di moda oggi (e sempre troppo scontato) in elemento di delicatezza musicale assoluta.
Chiude a mo' di celebrazione "On Time", alla stregua di un tappo che chiude una bottiglia di buon vino d'annata. Ed è solo un tappo.
Ok Grand Illusion, tanto arrosto e poco fumo, mi avete convinta. Un giudizio positivo non ve lo toglie nessuno per un disco di gran classe, dal sapore meno "vintage" dei primi due e che lascia ben sperare per i futuri orizzonti.
E pensare che sono Normanni...
Recensione a cura di Elena Mascaro

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