Copertina 7

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2011
Durata:62 min.
Etichetta:AFM Records

Tracklist

  1. FROM LIGHT INTO THE DARK
  2. BLACK AS DEATH
  3. BROKEN HERO
  4. FEEL THE FIRE
  5. GENGHIS KHAN
  6. GOD PUNISHES, I KILL
  7. REBEL KID
  8. BLIZZARD OF DOOM
  9. THE ABSENCE
  10. MAGIC SKY REQUIEM
  11. NOSFERATU
  12. WHEN ALL BRAVES FALL

Line up

  • Mark Boals: vocals
  • Dushan Petrossi: guitars
  • Vassili Moltchanov: bass
  • Roma Siadletski: vocals, shouts
  • Mats Olausson: keyboards
  • Ramy Ali: drums

Voto medio utenti

Persi per strada molti dei suoi precedenti compagni di viaggio, ai diversi musicisti si affianca anche il disegnatore Eric Philippe, che aveva messo mano agli artwork dei precedenti lavori (per quanto affiancato da Leo Hao su "Hordes of the Brave"), gli Iron Mask si ripresentano con il loro quarto album.

Se nel passato il fondatore e leader del gruppo, ovviamente il chitarrista belga Dushan Petrossi, aveva già manifestato una forte dipendenza nei confronti di Yngwie Malmsteen, con "Black As Death" si va ancora oltre, dato non solo viene confermata la presenza del tastierista Mats Olausson, che era stato per diverso tempo al fianco di Malmsteen (a partire da "Fire & Ice"), ma alla voce è stato arruolato proprio quel Mark Boals che aveva preso parte prima a "Trilogy" e poi a "Alchemy" e "War to End All Wars".

Pertanto siamo di fronte ad un lavoro all'insegna del Power Metal Neoclassico ("Feel the Fire", "Rebel Kid"), che si incattivisce sui toni priestiani sulla titletrack e sulle ritmiche insistite di "Nosferatu", si piega a toni seventies su "Broken Hero" e si apre timidamente ad influenze orientaleggianti con "Genghis Khan". Tra gli episodi più riusciti indicherei comunque "God Punishes, I Kill", la canzone più lunga dell'album e che si colloca a metà tra i Kamelot ed i Maiden di "Sign of the Cross".

Ad ogni modo, qualunque sia il contesto sonoro in cui vengono collocate, le canzoni sfruttano appieno i virtuosismi di Dushan Petrossi e la tutta l'abilità che Mark Boals ha già dimostrato ogni qualvolta è stato tirato in ballo (Royal Hunt, Ring of Fire...), ma bisogna riconoscere che si hanno gli stessi risultati quando sulla malinconica ballad "Magic Sky Requiem", dietro al microfono, incontriamo un altrettanto bravo Goran Edman.

E' passata ormai tanta acqua sotto i ponti dai tempi del deludente "Revenge Is My Name", ed i miglioramenti sono più che evidenti, così come le fondamenta neoclassiche su cui poggia l'universo musicale di Dushan Petrossi, e che rendono "Black As Death" indicato per i patiti del genere e dei suoi interpreti dall'indubbio talento.

Well, its a dirty job but someone's gotta do it
And it's a dirty review but someone's gotta write it ...
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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