Copertina 7

Info

Genere:Prog Rock
Anno di uscita:2011
Durata:57 min.
Etichetta:Roadrunner Records

Tracklist

  1. HERITAGE
  2. THE DEVIL’S ORCHARD
  3. I FEEL THE DARK
  4. SLITHER
  5. NEPENTHE
  6. HäXPROCESS
  7. FAMINE
  8. THE LINES IN MY HAND
  9. FOLKLORE
  10. MARROW OF THE EARTH

Line up

  • Mikael Åkerfeldt: vocals, guitar
  • Fredrik Åkesson: guitar
  • Martin Axenrot: drums
  • Martin Mendez: bass
  • Per Wiberg: keyboards
  • Joakim Svalberg: Grand piano on ”Heritage”
  • Alex Acun­a: Percussion on ”Famine”
  • Björn Jason Lindh: Flute on ”Famine”

Voto medio utenti

In questo 2011 con la pubblicazione di ''Heritage'' gli Opeth hanno deciso di correre il rischio più grande, ovvero quello di tagliare definitivamente i ponti con il passato: che si tratti di una mossa astuta e ben studiata di Åkerfeldt e compagni, di un progetto che la band aveva da tempo o semplicemente dell'elogio alla musica preferita del frontman a noi importa poco; cosa fondamentale è ciò che complessivamente gli Opeth propongono con questo ''Heritage'', ovvero un insieme di Progressive Rock tipicamente anni 70, che ricorda tanto i King Crimson, i Genesis, ma anche band italiane dello stesso periodo orgogliose di un genere che ormai sembra aver preso una direzione alternativa; il tutto è intriso di influenze provenienti dal jazz, dalla musica popolare e classica, che unendo le proprie forze riescono a rendere ''Heritage'' un disco quasi fiabesco e questi sono proprio quei toni magici che Åkerfeldt intendeva conferire al suo nuovo lavoro.
Tutto ha un tocco vintage in ''Heritage'', a partire proprio dalla bella copertina allegorica che rappresenta passato presente e futuro della band, in tipico stile prog anni 70, disegnata da Travis Smith e che rimanda tanto, per via delle teste, a quel gran capolavoro che i Genesis hanno intitolato Nursery Cryme; lo stesso vale per i suoni, la voce e quell' atmosfera magica e irreale che sfocia nel macabro.
''Heritage'' non propone assolutamente nulla di nuovo ed ha come obiettivo quello di tramandare la famosa ''eredità'' che i grandi hanno lasciato alla musica; di certo Åkerfeldt fa il suo lavoro nel migliore dei modi senza curarsi del netto distacco posto dal resto dei suoi dischi con quest'ultimo prodotto nonché dal passato degli Opeth, che nel corso della loro storia hanno subito notevoli ma graduali cambiamenti; con questo disco sembra quasi che la band voglia chiarire quello che sarà il suo futuro, ben lungi da quel death-prog fino ad ora proposto... Con ''Heritage'' la band si mette completamente a nudo e ci da modo di comprendere quello che realmente è sempre stata, cosa che fino ad ora ha fatto solo, ad esempio, mediante dei brevi passaggi dei loro brani; non si tratta, quindi, del nuovo che ha in se un po di vecchio, bensì del passato che nascondeva il futuro!
Questo nuovo lavoro sicuramente è un disco difficile da digerire, in particolar modo per i fans abituati al growl, alla ritmica martellante e ai piccoli intermezzi melodici che esaltavano la voce di Åkerfeldt di un tempo; ''Heritage'' deve essere assimilato lentamente proprio perchè ricco, dai toni particolarmente pesanti e sfumature varie.
Gli Opeth in questo 2011 hanno deciso di pubblicare un disco di rottura, che farà parlare molto di sé e soprattutto segnerà una linea di confine tra i vecchi e nuovi lavori; il creare un prodotto di questo genere ha permesso ad Åkerfeldt di mandare un forte messaggio ai propri fans e soprattutto di stabilire un nuovo inizio per la sua band. Di certo si tratta di un album ben composto e in esso tutto si adatta al nuovo stile, anche il lavoro di produzione in cui lo stesso Steven Wilson si presta a soddisfare le pretese di Mikael Åkerfeldt; diretto probabilmente ad un nuovo pubblico avente nuove esigenze, proprio come la stessa band.
In conclusione possiamo affermare che ''Heritage'', inno ai grandi classici della musica prog-rock, è un buon disco che potrà piacere come non piacere ai fans storici ma che sicuramente va a marcare un nuovo inizio degli Opeth, come band che ha ormai concluso la propria ricerca stilistica in ambito musicale.
Recensione a cura di Ambra Bucci

Ultime opinioni dei lettori

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 22 nov 2012 alle 21:25

Akerfeldt pur rimanendo la mente principale, non è assolutamente l'unico vero musicista superstite, in quanto è affiancato da dei musicisti fantastici, mi riferisco in particolare ad Axenrot, che svolge un lavoro eccelso e forse migliore di quanto avrebbe potuto fare Lopez, e Wiberg.

Inserito il 01 ott 2011 alle 14:50

Quoto in pieno Luca Franceschini, sia sul discorso degli Opeth (anch'io li seguo dall'inizio e anche a me Heritage piace e gira da giorni nel mio stereo) sia sull'album And Justice for All dei Metallica. Pure io dico che è il mio preferito.

Inserito il 01 ott 2011 alle 12:45

Comunque non ne arriveremo mai a una, è inutile. Discutere è senza dubbio interessante ma alla fine, secondo me, la questione è sintetizzabile in due punti: 1) A chi è piaciuto è piaciuto, a chi ha fatto schifo ha fatto schifo. Questo al di là di tutte le discussioni sul "hanno cambiato, si sono sputtanati", "no invece sono fedeli a loro stessi, ecc." Giusto anche ragionare su questo, ma di fronte a uno a cui il disco ha fatto cagare, tutto questo conta ben poco. Idem per uno a cui invece è piaciuto. 2) Le ragioni per cui uno apprezza o meno un lavoro dipendono da migliaia di fattori, però alla fine, credo che tutto possa ridursi a due: gusti personali e educazione/preparazione musicale. Quando avevo 14 anni e sentii Fear of the dark, pensai che non avevo mai sentito nulla di più bello. Poi ascoltai Powerslave e capii che c'era di più. Un disco come The wall dei Pink Floyd a 15 anni mi faceva schifo, oggi è tra i miei 10 album preferiti di sempre. E potrei andare avanti a fare esempi per anni. Esiste l'oggettività nell'arte, esiste eccome!! Ragion per cui, esistono dischi oggettivamente meno riusciti di altri. Se poi qualcuno li apprezza, va bene lo stesso. A mio parere, tenere insieme questi due punti è fondamentale. Ci può essere qualcuno che adora Heritage perché non sa un cazzo degli Opeth. Ci può essere qualcun altro che lo odia proprio perché segue gli Opeth dall'inizio e questo cambiamento non gli va giù. Io personalmente seguo gli Opeth dall'inizio e mi piace questo disco, esattamente come mi piacciono tutti gli altri. Certo, non è il mio preferito, ma non mi annoio ad ascoltarlo. Dipende dal fatto che negli ultimi 10 anni ho ampliato a dismisura i miei ascolti? Forse. Dipende dal fatto che questa band mi piace a prescindere? Forse. Sta di fatto che a me questo disco piace, non lo considero un capolavoro ma da giorni gira nel mio stereo senza problemi. Fine. Piccola coda: il mio disco preferito dei Metallica è And justice for all. Non è il migliore in senso assoluto? E' vero, lo riconosco. Ma io adoro questo disco, di più di Master o Kill, o Ride. Helloween: i due Keeper sono imprescindibili ma a mio parere Chameleon resta uno dei dischi più creativi e interessanti degli ultimi 20 anni. Per molta gente forse questa è una bestemmia ma che ci si può fare?

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