Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2002
Durata:24 min.
Etichetta:Frontiers
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. INTRO: RED 13
  2. STATE OF GRACE
  3. THE TIME
  4. WALKING AWAY FROM THE EDGE
  5. I CAN BREATHE

Line up

  • Neal Schon: guitars
  • Jonathan Cain: keyboards
  • Ross Valory: bass
  • Deen Castronovo: drums
  • Steve Augeri: vocals

Voto medio utenti

S'è fatto un gran parlare di questa nuova uscita dei Journey, ancor prima della sua distribuzione targata Frontiers Records.
Sì, perchè i fans più vicini alla band si son potuti procurare questo "Red 13" già ordinandolo dal sito ufficiale della band, poichè originariamente autoprodotto, dopo la dipartita della band dalla Sony.
Ebbene, la curiosità era alta, alimentata sia dagli interrogativi su come la band si sarebbe mossa, ormai libera dalle ferree pressioni di una major, sia dall'apprendere pareri piuttosto discordanti di chi già lo aveva ascoltato circa la sua qualità effettiva.
Personalmente sono del parere che albums come "Trial By Fire" ed "Arrival" siano delle ottime realizzazioni, ma a questo punto, con l'ingresso del nuovo cantante Steve Augeri sarebbe assurdo continuare a proporre in serie lavori autocelebrativi, con l'inevitabile rischio di produzioni sempre meno incisive, retrograde e divenendo inavitabilmente la caricatura di se stessi.
Una prima avvisaglia s'è avuta già con l'ultimo "Arrival", che, ripeto, ho apprezzato, ma che già mostrava alcuni segni di stallo compositivo.
"Red 13" rappresenta forse un segnale, la prova che Schon, Cain e soci se ne siano resi conto.
Ecco perchè ci si trova dinanzi ora ad una produzione sonora (a totale appannaggio del chitarrista e del tastierista) meno laccata e prevedibile, preferendole un suono più cupo, sporco, dove Schon finalmente riesce a sbrigliare completamente la propria aggressività alla sei corde.
Anche Cain ed Augeri risultano più liberi: il primo di utilizzare una maggior gamma di suoni, arragiamenti e loops rispetto al passato, come in primis nell'intro "Red 13"; il secondo di liberarsi pian piano dall'obbligo di dover per forza imitare il suo illustre predecessore.
A comferma di ciò, basta ascoltare "State Of Grace" (brano spedito e dal leggero sapore arabeggiante), "The Time" (dal riffing serrato e ritornello melodicissimo) e la conclusiva "I Can Breathe" (con vocals vicine a quelle di Glenn Hughes). "Walking Away From The Edge", invece, è un'ottima ballata in perfetto, classico stile Journey.
I Journey, insomma, sembrano ora più liberi dalle pressioni commerciali e dal dover per forza accontentare la frangia di fans più retrograda, fondamentalista e (mai come ora) deleteria.
A mio parere, gradire, o non gradire certi cambiamenti e scelte tecnico/compositive di un artista è più che lecito e dovuto, ci mancherebbe altro....ma dover sentire sempre, ogni qual volta esca un nuovo lavoro dei Journey, commenti fuori luogo di chi si aspetta puntualmente un nuovo "Escape" e si concede a paragoni inutili, fa capire con quanta superficialità molti ascoltino musica al giorno d'oggi.
Siamo sicuri che l'immobilità di certi generi musicali dipenda solo ed esclusivamente dagli artisti che li suonano?
Recensione a cura di Fulvio Bordi

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