Copertina 4,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2003
Durata:53 min.
Etichetta:GUN
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. BORN A REBEL
  2. ADRENALIN
  3. ONE FOR ALL
  4. WORD IS WAR
  5. DRAGONS FLY
  6. QUEENS OF SPADES
  7. IRON FLAMES
  8. THROUGH THE FIRE
  9. DEVILS CHILD
  10. MEET YOUR DEMON
  11. POWER OF EVIL

Line up

  • Michael Seifert: vocals
  • Uwe Lulis: guitars
  • Bjorn Eilen: guitars
  • Tomi Gottlich: bass
  • Randy T. Black: drums

Voto medio utenti

A poco più di un anno di distanza dall'esordio ecco tornare sulle scene i Rebellion degli ex-Grave Digger Lulis e Gottlich con il secondo lavoro della band, intitolato Born A Rebel. Tralasciamo per buon senso ogni commento su una copertina che ha dell'orrido per spostare l'attenzione direttamente sulla proposta musicale di questa band la quale, ai miei occhi, cerca di riguadagnare qualche punto dopo un disco d'esordio non privo di impietosi commenti e che non aveva del tutto convinto gli ascoltatori. Abbandonata la veste del concept letterario, i Rebellion danno alla luce un album in piena chiave metal, dal titolo alle intenzioni, rispecchiate anche sul piano musicale nel quale la band acquista maggior credibilità rispetto al precedente lavoro, senza comunque raggiungere un livello propriamente degno di attenzione. Sì perché nonostante le intenzioni sempre valide, il risultato non riesce nemmeno in questo caso a convincere: sarà per la banalità delle composizioni, sarà perché ogni ritornello e ogni riff di chitarra non lasciano alcun spazio all'immaginazione, in definitiva le 11 tracce proposte di poco si discostano dalla piattezza del lavoro precedente. Le elementari ritmiche e i pomposi refrain alla lunga finiscono con l'atterrire l'ascoltatore al quale pochi spunti emozionali vengono offerti da parte dei 5 Rebellion. Unica nota positiva è ancora una volta rappresentata dalla validissima voce di Michael Seifert, in grado di rendere un po' più digeribile questo Born A Rebel. Ma certo questo non basta, come non basta la prova di Randy Black alla batteria (che in confronto al lavoro con gli Annihilator sembra qui suonare con una mano sola…) per rendere interessante un album nuovamente monotono e banale che non fa altro che far perdere ogni speranza nei confronti di questa avventura chiamata Rebellion.
Recensione a cura di Marco 'Mark' Negonda

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