Mayhem Mavericks: Hymns n’ Melody

Nati dalle “ceneri” degli Alchemy, i Mayhem Mavericks si collocano senza indugi tra le realtà emergenti più interessanti di quella forma di hard melodico dal carattere particolarmente anthemico che ha fatto le fortune di H.E.A.T. ed Eclipse.
Un vago senso di “ridondanza” di tale approccio, rilevabile nel disco d’esordio eponimo della band, non limita oltremodo la qualità di una proposta musicale che grazie ad una costante e spiccata sensibilità melodica non rischia mai di trascendere nella forzatura molesta.
Marcello Spera, voce e co-fondatore (assieme al chitarrista e tastierista Andrew Trabelsi … completa la formazione il batterista Andrea Oliverio) del gruppo ci racconta qualcosa di più su questa promettente nuova avventura artistica …

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Ciao Marcello, grazie per la disponibilità e benvenuto sulle pagine di Metal.it! In realtà si tratta di un “ritorno”, in quanto eri già stato nostro ospite ai tempi degli Alchemy … e allora la prima domanda, tanto necessaria quanto “scontata”, riguarda proprio questa “trasfigurazione” … cosa non ha “funzionato” dopo la pubblicazione di “Dyadic” e come si è giunti alla nascita dei Mayhem Mavericks?
Grazie a voi per questa opportunità di fare quattro chiacchiere e di presentarvi meglio la band!
La premessa iniziale è che gli Alchemy erano una band a tutti gli effetti, nata e cresciuta a suon di live. Con il covid ed il relativo lockdown, abbiamo sofferto un orme calo di motivazione legato all’assenza delle esibizioni dal vivo. Molte band hanno sfruttato questo periodo per concentrarsi sulle registrazioni e composizioni, ma per noi non è stato così ed anzi, ha fatto emergere un disallineamento tra le priorità di alcuni membri. Io ed Andrew davamo molto peso alla composizione e alla registrazione del terzo disco e meno all’attività live. Da queste riflessioni nacquero i Mayhem Mavericks.
Ascoltando il vostro ottimo debutto discografico, l’approccio espressivo rispetto al passato mi è sembrato ancora più “prorompente” e, per certi versi, “moderno” … quali erano gli obiettivi che vi eravate prefissati durante la sua progettazione? Sentite di averli centrati alla “prova dei fatti”?
Ci fa molto piacere che tu l'abbia notato! In effetti, l’idea dietro Mayhem Mavericks era di seguire lo stampo Alchemy ma di portare comunque un’identità distinta e un suono più moderno. I dischi degli Alchemy sono sempre suonati un po’ retrò per un motivo o per l’altro e siamo super contenti del sound più contemporaneo ma con i giusti richiami al passato che siamo riusciti a creare.

Al disco hanno contribuito numerosi ospiti, soprattutto bassisti … avete intenzione di reclutarne uno “ufficiale” (magari in prospettiva di un’auspicabile attività live) o pensate di rimanere con questa configurazione anche in futuro, continuando a usufruire di collaborazioni esterne?

Io suono già con Vanessa Odry (basso in “I can feel the heartache”, “Divide”, “Killing eyes”, “Best of me”) in un progetto parallelo e sarei felicissimo di introdurla come membro ufficiale dei Mayhem Mavericks. È una bassista veramente preparata, meticolosa e con un groove pazzesco, rimanendo sempre umile. Non disdegnerei certo neanche uno degli altri bassisti ospiti, sono tutti bravissimi e hanno dato quel tocco di varietà in più, ma con Vanessa c’è forse già un po’ di complicità in più (infatti l’abbiamo invitata a registrare il videoclip del primo singolo).
Personalmente, pur rilevando una spiccata sensibilità melodica anche nei brani ad elevato coefficiente d’impatto “frontale”, vi preferisco quando il clima sonoro diventa maggiormente dosato e “suadente”, come accade in “I can feel the heartache” (grande pezzo, davvero …), “Eclipse” e “Road with no end” … ti va di raccontarci qualcosa di questi brani e di svelarci qual è la traccia di “Mayhem Mavericks” che ritenete maggiormente rappresentativa della band e perché?
Ho composto io “I can feel the heartache” e “Road with no end” e c’è un fattore comune abbastanza particolare: entrambi i pezzi sono stati scritti di getto in pochissimo tempo. Penso che questo sia un fattore importante nella riuscita di un pezzo: un pezzo spontaneo (e non banale, e questa è la parte difficile) risuona con l’ascoltatore molto di più di canzoni ragionatissime e cervellotiche. La differenza la fa poi anche un arrangiamento ragionato per far risaltare una certa caratteristica di un brano. Per esempio, mi piace molto come “Road with no end” parta molto aggressiva, per poi piegare sul lato più melodico e quasi pop nel pre-ritornello e ritornello. I musicisti sono stati bravissimi a trovare l’equilibrio perfetto che esalta appieno questa caratteristica.
Se dovessi scegliere il pezzo più rappresentativo dei Mayhem Mavericks direi comunque “I can feel the heartache”: riff accattivanti, melodie e ritornelli memorabili e un testo molto 80s di rivalsa che rappresenta molto bene il nostro percorso.

Se dovessi indicare a grandi linee quali ritenete i principali “modelli” artistici attuali a cui riferirsi per il vostro modo di trattare l’hard melodico, quali sarebbero le vostre scelte?
Parlando di hard rock moderno, non si possono non citare gli H.E.A.T., i Crazy Lixx e gli Eclipse. A me fanno anche impazzire gli Shiraz Lane perché hanno uno stile tutto loro e riconoscibilissimo, che è cruciale nel panorama contemporaneo pieno zeppo di band simili tra loro.
Parliamo di testi, un aspetto spesso sottovalutato nell’economia della musica rock, soprattutto, almeno dalle nostre parti, se anglofona … quali sono i temi che amate affrontare nelle canzoni e quanto ritenete siano importanti le liriche nell’ambito della vostra proposta espressiva?
Premesso che i testi vengono sempre scritti una volta che la melodia è già definita, onestamente i temi possono variare: si può passare da testi completamente di fantasia come “Eclipse” a esperienze personali come “With me”. Una cosa che mi piace fare è lasciare sempre un certo margine nella chiave di lettura dei testi, anche se il tema è personale, cosicché l’ascoltatore possa immedesimarsi nell’interpretazione più vicina a lui.
Vagabondando nella Rete, noto con piacere che il vostro esordio è stato accolto entusiasticamente dalla comunità melodica … qual è “l’elogio” che vi ha fatto più piacere ricevere e qual è invece la (eventuale) “critica” che ritenete utile per la vostra crescita artistica?
Come dici tu, il disco sta ottenendo parecchi riscontri positivi e la cosa ci rende molto orgogliosi e felici. Se dovessi scegliere l’elogio più apprezzato e che ci ha fatto più sorridere sarebbe sicuramente quello ricevuto da Rock Garage, una webzine tedesca la cui traduzione è: “Italy is the land of pasta and pizza, not exactly the origin of good hard rock. But every now and then, a surprise arrives on their albums, packed with cool music, as is the case with MAYHEM MAVERICKS.”
Se dovessi citare una critica utile, quella che ci hai fatto nella tua recensione è sicuramente un aspetto interessante da tenere in considerazione per i prossimi lavori. Proporre pezzi che si distacchino un po’ dal formato “anthem” darebbe sicuramente ancora più varietà ai brani.

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Ci sarà la possibilità di ascoltare i pezzi di “Mayhem Mavericks” dal vivo? Quanto è importante per un gruppo come il vostro poter prendere contatto diretto con il pubblico?
Sebbene Mayhem Mavericks nasca più come progetto che come band, e i motivi sono molteplici tra la logistica e gli obiettivi a medio-lungo termine, sarebbe veramente bello per noi riuscire a proporre i pezzi live. Proprio qualche giorno fa ci siamo trovati in sala prove dopo tanti mesi di lavoro in studio di registrazione e l’adrenalina e la voglia di suonare su un palco erano palpabili! Per ora non ci sono date fisse, ma stiamo riflettendo sulle varie opzioni. Avere un contatto diretto con il pubblico sarebbe ideale per noi, ne abbiamo avuto la prova con gli Alchemy che nacquero come band live, ma c’è da dire che nel panorama attuale riusciamo ad avere una buona diffusione anche esclusivamente con i lavori in studio.
Assistiamo, sfruttando le odierne possibilità tecnologiche, ad un numero sempre maggiore di “all-star band”, tanto frequenti da rendere “normali” situazioni che dovrebbero essere “eccezionali” … cosa ne pensi? E quale sarebbe il tuo “supergruppo” ideale?
Sinceramente non sono un fan di questi progetti “all-star band”, perché trovo sempre che il risultato sia inferiore alle aspettative. Non mi sono dispiaciute alcune formazioni che hanno suonato al “Back to the beginning” di Ozzy, sarebbe interessante sentire cosa uscirebbe da una registrazione in studio.
Se dovessi creare il supergruppo perfetto metterei sicuramente Erik Gronwall alla voce e Nuno Bettencourt alla chitarra.

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Siamo alla fine … rinnovando complimenti e ringraziamenti, a voi concludere con le “ultime parole” dell’intervista …
Grazie a te, Marco, e a tutto lo staff di metal.it, per aver ascoltato la nostra musica e per il tempo che avete dedicato per recensirla e per permetterci di approfondirla con questa intervista. Seguiteci sui nostri social qui sotto per rimanere aggiornati su tutte le news e rock on!!

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Intervista a cura di Marco Aimasso

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